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La Colonizzazione Melanesiana dell’Atlantico

aprile 29, 2016

Nel Capitolo di “La Settima Piramide” intitolato “Storia e Memorie storiche”, per sottolineare  quanto i Moderni abbiano lungamente sottovalutato gli Antichi e per cominciare a introdurre le grandi Migrazioni come elemento sostanziale della formazione culturale dell’Uomo del Paleolitico, dico di come “… Tra altri, l’Antropologo brasiliano Walter Neves ha proposto che alcuni antichi colonizzatori del Sudamerica vennero dalla stessa ‘riserva’ da cui provennero gli Aborigeni australiani.”

L’articolo scientifico che tratta dei reperti brasiliani è uscito in seguito, nel 2005, il 20 Dicembre, 6 anni dopo la pubblicazione di “Oltre Eden”, prima versione di “La Settima Piramide”, ed è attualmente reperibile da questo link; altri collegamenti di Rete ne danno diversi riassunti a carattere divulgativo (ritrovamento a Vermelha del fossile di femmina umana denominato Luzia).

Queste evidenze, insieme ad altri dati scientifici e/o culturali sono di concreto aiuto alla tesi che dietro i mitologici rapporti tra MU (la tanto leggendaria quanto impossibile isola continente del Pacifico) e Atlantide  (l’altrettanto leggendaria e impossibile isola continente dell’Atlantico) ci sia in realtà, come sostengo in “La Settima Piramide”, una catena migratoria, il cui ultimo anello pre-apocalittico fu la civiltà nord-africana che assai più tardi risorse come Egitto pre-dinastico.

Niente al Mondo è più interessante del … 21 Dicembre del 2012: “La Profezia dei Maya”

novembre 12, 2012

Introduzione

L’Uomo ne combina di tutti i colori almeno da 11.000 anni, produce devastazioni inimmaginabili, contribuisce pesantemente alla distruzione delle Stagioni, allo scioglimento dei Ghiacciai che alimentano i fiumi i quali si riversano in Mare nel ciclo continuo della Madre Terra, inquina tutte le acque, sporca la Terra, per soldi porta le Torri di Babele del Mare addirittura fin dentro la Laguna di Venezia, stermina le specie viventi, se ne frega degli all’erta scientifici, ma “stringe le chiappe” quando giungono i momenti delle grandi profezie, come sta per giungere tra poco, il 21 Dicembre del 2012. Ebbene, ho deciso di dare un poco di speranza matematica al mio scarso pubblico pubblicando qui sotto uno degli ultimi capitoli di “La Settima Piramide (Oltre Eden)”.

UNA NUOVA CATASTROFE DIETRO L’ANGOLO?!

«Se l’interpretazione della Sfinge qui fornita è corretta, diecimila anni dopo l’epoca da essa indicata significherebbe che dovremmo aspettarci un nuovo impatto nel periodo tra il 2010 ed il 2020.
I ricercatori hanno sviluppato elenchi di avvicinamenti al nostro pianeta di corpi astrali di varie dimensioni, a varie distanze e con vari indici di pericolo. Una tale lista, aggiornata al 20 Giugno 2001, mostra almeno 250 passaggi tra il 2006 e il 2020.
Ricordando ad esempio che il 7988 a.e.v. implicherebbe il verificarsi di un successivo impatto decimillenario nel 2012 e.v., osserviamo cosa prevede quella lista per il 2011-2012 (Tabella 5 e Tabella 6, omesse) …… Verso il 2020, Skyglobe mostra ancora delle configurazioni interessanti – una particolarmente nel 2019 (cfr. Figura 32, omessa) …………. Per il 2019, ecco un articolo, interessante non solo per la criticità ma, anche  e soprattutto, per le conclusioni, apparso su “La Stampa” del 25 Luglio 2002, a cura di Maurizio Molinari, corrispondente da New York:

Un asteroide in collisione con la Terra nel 2019; con un diametro di 2 km, potrebbe distruggere un continente – Nella notte fra l’8 ed il 9 luglio i due astronomi che lavorano e vivono solitari nella piccola struttura del Lincoln Near Earth Asteroid Research Project, nel deserto del New Mexico, hanno osservato per la prima volta un asteroide gigante, di circa 2 km di diametro con un’orbita di 837 giorni intorno al Sole. Come avviene in questi casi il primo compito è stato quello di calcolare il rischio di impatto con la Terra. Sono state necessarie duecento misurazioni in poco più di dieci giorni per arrivare ad una conclusione scientificamente credibile e la data prevista è vicina come mai prima, il 1° febbraio 2019, fra soli 17 anni. Mai un asteroide è stato identificato nel cosmo in una rotta di collisione con l’orbita della Terra così breve. Mark Mulrooney, uno dei due astronomi del Lincoln Site, ha avvisato la Nasa e da una settimana il nuovo asteroide – denominato 2002 NT7 – è braccato 24 ore su 24 dai telescopi dell’intero Nordamerica. La conferma del rischio per il nostro Pianeta è venuta con la classificazione dell’asteoride in base alla ‘Scala Palermo’, che misura la distanza dalla data di impatto: per la prima volta il dato numerico – 0,06 – è in positivo, indicando che l’impatto è possibile. Nella necessità di ottenere più informazioni possibili sui movimenti nel cosmo del gigantesco composto di materia la Nasa ha chiesto e ottenuto, il contributo del Centro di osservazione dell’Università di Pisa. Il 1° febbraio del 2019 l’impatto dovrebbe avvenire a una velocità di 28 chilometri al secondo, sufficiente a spazzare via un intero Continente e a modificare il clima sulla Terra per le prossime generazioni, mettendo a rischio molte forme di vita e causando cambiamenti catastrofici per la popolazione. La Nasa non nega il rischio potenziale, ma la possibilità che l’impatto avvenga davvero – aggiunge – ‘è minima’. Un oggetto di queste dimensioni è possibile che colpisca la Terra una volta ogni alcuni milioni di anni. Dalle rilevazioni che continuiamo a fare sembra che la minaccia sia destinata ad allontanarsi, ha dichiarato Donald Yeomans, portavoce del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California. ‘I prossimi diciotto mesi’ afferma ancora la Nasa, ‘saranno decisivi per determinare se 2002 NT7 possa davvero sconvolgere la vita sulla Terra’. Resta il fatto che il rischio d’impatto mai era stato così alto sulla Scala Palermo e per la Nasa si tratta del secondo allarme in poche settimane: nel mese scorso infatti un altro Telescopio privato aveva scoperto che un asteroide grande quanto un campo da calcio era passato tre giorni prima a circa 135 mila chilometri dalla Terra – una distanza molto ravvicinata in termini astronomici – senza che nessuno se ne fosse accorto. La combinazione fra i due eventi dà modo ai centri di osservazione privati degli Stati Uniti – presenti soprattutto in New Mexico e Nevada – di rilanciare la polemica contro l’amministrazione Bush per aver deciso lo scorso anno di tagliare i fondi pubblici ai telescopi che scrutano lo spazio e anche alla Nasa. ‘Se avessimo avuto un telescopio ancora funzionante forse questo asteroide lo avremmo visto anche noi’, si lamenta la portavoce dell’Apache Point of Observation, sottolineando che ‘il taglio dei finanziamenti ha avuto un impatto brusco sull’attività dell’intero settore’. La polemica è aspra perché fra gli astronomi è forte la convinzione che sia necessario procedere in direzione opposta ai tagli al fine di iniziare a studiare metodi e strumenti per tentare di intercettare e neutralizzare un asteroide qualora la collisione diventasse inevitabile. ‘La domanda sull’impatto di un asteroide non è se ma quando avverrà’, spiega Leon Jaroff della Nasa Ames Space Science Division, ‘e alcuni scienziati a Los Alamos e ai Livermore National Laboratories stanno già immaginando una varietà di sistemi di difesa, come usare esplosioni nucleari artigianali per polverizzare gli asteroidi o deviarne il corso’. ‘Prima o poi è assolutamente certo che ci troveremo di fronte un oggetto in rotta di collisione’, conferma l’astronomo Benny Peiser, dell’Università di Liverpool, in Gran Bretagna, ‘e dunque dovremo tentare di abbatterlo: serviranno almeno trent’anni di lavoro scientifico per riuscirci, dunque prima si inizia a farlo, meglio è. Se l’impatto fosse nel 2019 non saremmo più in tempo.»

È veramente triste constatare che dopo 4 milioni d’anni d’Evoluzione, il futuro della vita sulla Terra è un’alea così implacabile da indurre ad affermare – e questo senza ombra di dubbio – che l’Uomo è davvero ben distante dall’auto-qualifica di “Sapiens Sapiens”.»

MA CHE AVEVA DA FARE ULISSE NEL TIRRENO?!

agosto 28, 2012

L’Odissea: un poetico garbuglio marittimo o la celebrazione delle abilità nautiche degli Antichi?!

È noto che se prendiamo alla lettera il racconto dell’Odissea quel che ne viene fuori non è una peregrinazione ma un poco credibile garbuglio, assai ben rappresentato dalla figura seguente (Hans-Helmut & Armin Wolf, 1968).

Forse però qualcosa di vero c’è nei racconti del vecchio Aedo e allora, come corollario di “La Settima Piramide”, specificatamente per la parte che vi ho dedicato alla cartografia antica e ai viaggi della remota Antichità nel contesto della questione delle “Colonne d’Ercole”, quell’Antichità troppo spesso giudicata con alterigia dalla più disonesta moderna Tecnocrazia, lo scorso Aprile mi son voluto divertire un poco a indagare la verosimiglianza del racconto sulla base sia dell’Odissea classica sia dei pochi riferimenti oggi immediatamente disponibili su quell’epoca, cioè sul XIII secolo a.e.v.. Quali parti del racconto possono essere Storia e quali pura fantasia?! Cosa ci può essere di volta in volta dietro l’infantile “capriccio degli Dèi”?! Non posso qui neanche riepilogare l’esercizio che ho svolto, anche se svolto in 19 pagine soltanto per puro divertimento e provocazione, perciò riporto solo la conclusione, descritta nella figura qui sotto.

Come ho scritto in “La Settima Piramide” e anche in qualche parte di questo BLOG, mi preoccupo più di aver servito bene gli Antichi, che onoro sopra ogni cosa, piuttosto che dell’opinione dei moderni, troppo spesso portati dall’influenza delle droghe tecnologiche a prendere le storie dell’Antichità come filastrocche per bambini, roba da ascoltare senza alcun impegno intellettuale e anche per riderci un po’ sopra. In questo un ottimo lavoro di “damnatio” è stato fatto anche e soprattutto dalla secolare ignoranza superstiziosa e dall’arroganza e fanatismo della Chiesa.

Comunque, questa .. “teoria” non toglie nulla del fascino epico dell’Odissea; il rapporto con l’elemento divino è infatti soltanto il prodotto di un punto di vista diverso, di quando i fatti erano visti come componenti di un Mondo magico .. il che forse era anche meglio. Considerare il Ciclòpe come un’anomalia genetica con un simbolo in fronte anziché come un gigante con un occhio solo, Èolo semplicemente come l’insieme degli elementi meteorologici, Circe, le sirene, Scilla e Cariddi e la Trinachìa come ricordi mitizzati di esperienze di navigatori fenici o cicladici del secondo millennio a.e.v. non basta a togliere dall’Odissea gli ultimi aspetti, in definitiva i più importanti: il Destino e la Nemesi.

La differenza tra Animali e Bestie

luglio 28, 2012

Terribile notizia dalla Britannia

“Filmato choc diffuso dagli animalisti britannici della Rspca, organizzazione per la protezione animali. Risale a agosto 2011 quando nel giardino di una casa dello Staffordshire hanno trovato due cuccioli di cane sepolti vivi. Respiravano ancora quando gli animalisti li hanno tirati fuori, ma non ce l’hanno fatta a sopravvivere. Ora i responsabili di quell’orrore sono stati condannati a 25 settimane di carcere, e il filmato è stato per la prima volta diffuso sul sito degli animalisti. (RCD-CORRIERE TV)” (cfr. Corriere.it)

Quando le condanne sono sproporzionatamente lievi

Che dire di fronte a questo, se non che una condanna a 25 settimane e la proibizione di possedere animali mi sembra una sanzione risibile?! Verso la fine degli anni ’80 intervenni alla Radio nazionale per contestare l’impunità a norma di legge di un volgare assassino di cani che, ubriaco, strangolò al traino della sua macchina un Husky ben tenuto dall’Ostello del Gran Sasso d’Italia; solo 2 anni fa estrassi da un bidone di spazzatura 7 cuccioli in quel di Ricadi e sono diversi anni che critico pubblicamente il Comune di Vibo Valentia – e non solo quello – per il modo incivile col quale amministra il Canile municipale,dal che si può agevolmente dedurre che tutto il Mondo è Paese, tranne probabilmente il Kalahari e l’Outback australiano, ma si deve anche constatare che violentare in quel modo bastardo degli esseri viventi in quell’estremo grado di innocenza e di debolezza agli occhi della Magistratura europea non appare ancora oggi più grave del pigliare a mazzate la bicicletta del vicino. Una società che ammette questo fa britannicamente schifo!

Il nesso con “La Settima piramide”?!

Qualcuno potrebbe osservare che tutto ciò non pertinente all’argomento di questo sito, cioè fondamentalmente l’Antropologia e nella sua fattispecie l’Atlantide e le sue implicazion; ma io dico che lo è, perché l’Atlantide è in principio sinonimo di elevatezza etica, solo in seguito degradata a offesa agli Dèi, così come secondo me sono assolutamente pertinenti le altre notizie di oggi sui grotteschi battibecchi dei nostri politicanti cialtroni intorno alla Legge Elettorale, che dovrebbe sostituire la Porcata anti-democraticaCalderoli”, cialtroni tutti tesi al proprio interesse di Partito, e quindi personali, piuttosto che all’interesse collettivo. Infatti, in un contesto sociale così fortemente degradato da Finanza, Commercio e Industria cos’è più consequenziale della vigliaccheria di 2 pezzi di merda che seppelliscono vivi dei cuccioli di cane?! cosa potrebbe impedire ai suddetti pezzi di merda, o a quel bastardo al Gran Sasso, di fare lo stesso con dei cuccioli umani?! e questo è dire tutto! 25 settimane?! 25 anni sarebbe ancora troppo poco, ma naturalmente non possiamo dimenticare che nell’ipocrita e clericale Società di oggi, la Giustizia conta meno del 2 di Coppe quando regna Bastoni.

NEO 2012 EG5 in arrivo il prossimo 1 Aprile; ombrelli pronti?!

marzo 22, 2012

Il riferimento ufficiale della NASA riguarda l’asteroide 2012 EG5, un Near-Earth Object (NEO) di tipo Apollo scoperto il 13 marzo 2012 dal telescopio Pan-STARRS; il rapporto NASA, corredato di tutti gli elementi possibili, è del 22 Marzo u.s..
La distanza minima stimata dovrebbe essere raggiunta l’1 Aprile alle 09:41 (TDB) e pari a 0.00153238529564363 U.A., ovverosia 229.242Km contro i 384.000 della distanza Terra-Luna.

Farà “vento” a Terra e Luna?! oppure per qualche misterioso e inaspettato turbine gravitazionale ci cascherà addosso … o, nella migliore delle ipotesi, colpirà invece il nostro grande generoso satellite (certo non nuovo a simili esperienze)?! aspettare e intanto .. pregare?!

In fin dei conti questo pare che sia un sassolino di soli 60 metri di diametro, appena doppio di quello della Tunguska, Siberia 30 Giugno 1908: 54.000 Km/h, esplosione a 8.000 metri di altitudine, Energia stimata pari a ca 10-15 Megatoni, ossia 770-1150 Hiroshima, effetti sismici a 600 km dall’impatto, acustici a 1.000 km, ottici a lunghissima distanza, 60 milioni di alberi abbattuti etc.etc… (cfr. Wikipedia). Per la barba di Giove, ma non potrebbero scegliersi un bersaglio più .. politico dico io!

2 Aprile 2012

Il sassolino è transitato e se ne è andato per i fatti suoi! alcuni si sono meravigliati che i giornali non ne abbiano parlato affatto, qualche spocchiosa superstar aveva detto “meno male che non ne parlano sennò poveri noi” (vogliamo parlare dell’umiltà della “Scienza”?!) senza considerare che di questi tempi i problemi sono talmente altri e talmente grossi che nemmeno per la “scarsa” intellighenzia giornalistica valeva la pena di dare attenzione a una cosetta che la NASA definiva già da nulla – beata fiducia nella potenza della formula che sottomette l’Universo intero! – nemmeno come mezzo di distrazione di massa. D’altronde, perché aspettarsi l’inaspettato se a trascurare il termine n-esimo si fa meno fatica che a tenerne conto?!

Su tutte le sciocchezze megagalattiche di ARMAGEDDON si erge la potente baritonale frase introduttiva: “It happended once, it will happen again; it’s just a question of when”. Ma infine cosa importa?! non ci sono forse i “potenti” mezzi all’ultimo nanosecondo dell’ … Homo Sapiens Sapiens?!

Dal Governo mi guardo io, dagli Asteroidi ci guardi “Iddio”

marzo 17, 2012

Nell’Aprile del 1999, Steven N. Ward e Erik Asphaug dell’Institute of Tectonics, University of California, Santa Cruz, pubblicarono su ICARUS  l’articolo Asteroid Impact Tsunami: A Probabilistic Hazard Assessment.

Il lavoro spiegava molto bene in parole e formule non solo il rischio in termini di probabilità di uno Tsunami (maremoto) causato da impatto asteroideo/cometario, ma anche i suoi effetti spaventosi.

Naturalmente, si tratta sempre di modelli previsionali matematici, ossia soggetti a un certo numero di semplificazioni, ma in questo caso tali semplificazioni non sono tali da compromettere il quadro risultante.

Visualizzazione grafica degli effetti di un Impatto oceanico

Non starò a riportare qui tutti i passaggi e il formulario matematico; siccome una immagine dice più di mille parole, riporterò anzitutto il grafico conclusivo, quello in cui si rende visivamente l’effetto dell’impatto in Oceano, su una profondità di 4.000 metri, di una massa di 200 metri di diametro, alla velocità di 20 km/sec. Il grafico mostra efficacemente l’evoluzione del fronte d’onda fino a 5 minuti dall’impatto, quando l’altezza dell’onda è a circa 325 metri a una distanza di 50km dall’epicentro.

 

Il secondo grafico che mostrerò è la mia resa grafica della loro tabella di accrescimento dell’Energia sviluppata, in funzione della dimensione in metri del corpo astrale.

Per rendersi meglio conto di che cosa significa questo grafico (le barre azzurre sono valori interpolati), dovrebbe bastare ricordare che le bombe di Hiroshima e Nagasaki svilupparono rispettivamente 13 e 25 Chilotoni, ossia l’Energia di decine di migliaia di tonnellate di TNT (Trinitrotoluene o Tritolo), mentre nel caso dell’impatto stiamo parlando di Gigatoni, ossia di miliardi di tonnellate equivalenti di TNT e che il più piccolo asteroide preso in considerazione, quello da 25 metri di diametro, svilupperebbe un’Energia pari a 

(0,00145*106) Chilotoni=1450 Chilotoni=111,53 Hiroshima 

Per l’asteroide del grafico di accrescimento dell’onda, cioè quello da 200 metri, il conto è presto rifatto: 

(0,743*106) Chilotoni=743.000 Chilotoni=57.154 Hiroshima 

Gran parte di tutta questa Energia si scaricherebbe sulle coste prossimali con un’onda ulteriormente accresciuta dalla diminuzione progressiva della profondità del fondale marino.

La Saga degli Asteroidi

marzo 13, 2012

Asteroidi ogni tanto trovansi: «Febbraio 2040: un asteroide potrebbe colpire la Terra»

La probabilità d’impatto attuale dell’oggetto di 140 metri di diametro calcolata dagli specialisti è di 1/625

(Fonte: Corriere della Sera il 1° marzo 2012, Giovanni Caprara: «Febbraio 2040: un asteroide potrebbe colpire la Terra)

“La Settima Piramide” e le tabelle della NASA

Nel 18° capitolo di “La Settima Piramide (Oltre Eden)” riportai le tabelle NASA degli avvicinamenti previsti dal 2011 fino al 2020. Tali tabelle, che elencavano circa 400 avvicinamenti a meno di 1 U.A. in 10 anni (= 1 Unità Astronomica = ~ 150 Mlkm), hanno subito variazioni nel corso degli anni successivi, diversi avvenuti a metà della distanza prevista. Dopodiché annotai quanto segue:

«Un dato da notare circa le tabulazioni degli “incontri ravvicinati” è che i dati in esse contenuti sono suscettibili di variare con le nuove osservazioni. Ad esempio, se si guarda una lista più recente vi si potrà vedere che l’incontro con 2001 GP2, previsto per il 4 Ottobre 2020, non sarà più a 0,007977 UA, ma a circa 0,0035 UA, ossia a circa metà distanza. Parimenti, circa l’incontro con 2002 NT7 (indice di rischio per la prima volta positivo sulla Scala Palermo; NdR), previsto, come già detto dal precedente articolo del 2002 (La Stampa del 25 Luglio, Maurizio Molinari, corrispondente da New York; NdR), per il Febbraio del 2019, non ci sono ancora sentenze definitive, contrariamente a quanto promesso dalla NASA. Da ciò deriva qualche perplessità circa l’assicurazione dei circoli scientifici che “la probabilità che uno di questi oggetti colpisca la Terra nel prossimo futuro è pressoché zero”, oppure che sia “estremamente improbabile che un oggetto non ancora scoperto colpisca la Terra nei prossimi 100 anni”. Tra l’altro, se non è ancora stato scoperto, su che basi se ne esclude la possibilità della collisione con il nostro pianeta, visto che le collisioni periodiche sembrano essere un dato fisiologico dell’Economia cosmica?!» 

La “Saga dell’Asteroide”

La “Saga dell’Asteroide” è quindi ben lungi dall’esser finita (ispirazione appropriatissima dal fantastico serial TV DUNE, tratto dal romanzo di Frank Herbert e con la partecipazione straordinariamente straordinaria del nostro Giancarlo Giannini: “The saga of Dune is far from over”) e a noi non resta che aspettare e sperare … in qualche intervento alieno alla Star Trek “The Paradise Syndrome”, visto che qui sulla Terra sembra più importante farsi le guerre e decimare le popolazioni con altri balordi sistemi piuttosto che studiare a fondo i misteri del Cosmo per capire in che modo si può deviare quei corpi senza aprire buchi neri anche in camera da letto. In ogni caso – e perlomeno – non possiamo fare a meno di rilevare che questo problema delle pietre volanti a 30-40.000Km/h e oltre occupa sempre più spazio nelle nostre cronache, scientifiche e fantascientifiche, anche se continua a fare sempre meno scalpore di microcose come il “Bosone di Higgs”, l’intrigante “particella” che una certa censura giornalistica ha trasformato da “Goddamn particle”, com’era stata battezzata dall’impaziente Leon Lederman, in “Particella di Dio” (non sentivamo la mancanza di questo genere di sciocche associazioni).

Quando la Scienza è piegata dal Pregiudizio, alias: davvero la mappa di Piri Re’is NON ha alcunché a che fare con l’Antartide?!

febbraio 10, 2012

Introduzione

Nel 2000, il Corriere della Sera ha pubblicato un approfondimento a firma di Viviano Domenici dedicato alla Mappa di Piri Reis, volto a distinguere i dati storici dalle interpretazioni pseudoscientifiche. L’articolo ha confutato la teoria secondo cui la pergamena raffigurasse l’Antartide senza ghiacci, attribuendo invece la conformazione alla costa della Patagonia e sottolineando il valore della cartografia ottomana.

Charles Hapgood e la Mappa di Piri Re’is

Charles Hapgood, membro della Royal Geographic Society e insegnante di scienze al Keene College nel New Hampshire, avanzò la stravagante ipotesi che le terre raffigurate nella parte bassa della mappa raffigurassero le coste dell’ Antartide libere dai ghiacci, disegnate da antichissime popolazioni in grado di sorvolare il continente. In sostanza, si ipotizzò che Piri Re’is avesse disegnato la sua mappa copiando un misterioso antichissimo documento. L’ ipotesi di Hapgood prese «valore scientifico» quando lo studioso ricevette una lettera dall’ Aeronautica degli Stati Uniti a cui aveva inviato copia della mappa per una valutazione. Nello scritto, a firma di Harold Ohlmeyer, Comandante dell’ 8th Reconnaissance Technical Squadron, si legge, tra l’ altro: «La pretesa che la parte inferiore della mappa ritragga la Costa della Principessa Martha nella Terra della Regina Maud in Antartide è ragionevole. Il dettaglio geografico riportato nella parte meridionale della mappa coincide in maniera stupefacente con i risultati del profilo sismico tracciato dalla Spedizione Antartica inviata dalla Svezia, dall’Inghilterra e dalla Norvegia nel 1949. Ciò dimostra che le linee costiere sono state cartografate prima che fossero ricoperte dalla coltre di ghiaccio». Hapgood stesso però, fece notare che «piccole» discrepanze tra l’ ipotetica carta originale della costa antartica priva di ghiacci e la carta di Piri Re’ is, erano dovute ad errori di copiatura e così lo stesso Hapgood si prese la briga di «correggere» diverse incongruenze. Ma sia Hapgood che Ohlmeyer commisero grossolani errori nella loro interpretazione. Uno sopra tutti: entrambi dettero per scontato che la topografia dell’ Antartide rimane invariata sia nel caso che il continente sia o no coperto dai ghiacci. Ciò non può essere vero.  Se anche solo una parte dei ghiacci antartici si sciogliessero, le acque degli oceani si alzerebbero di decine di metri e le linee di costa cambierebbero drasticamente; inoltre, se liberata dal peso dei ghiacci, l’ Antartide si solleverebbe cambiando comunque le linee di costa. Le ricerche scientifiche, d’ altra parte, permettono oggi di affermare che le coste antartiche sono coperte dai ghiacci da almeno 14 milioni di anni a questa parte. La «presenza dell’ Antartide» sulla carta di Piri Re’is la si può comunque spiegare. Probabilmente L’ Ammiraglio avrebbe potuto seguire la tradizione di alcuni cartografi che, a cominciare dall’ inizio del 15mo secolo, indicavano un’ immensa massa di terra, posta a sud del mondo, che collegava l’ Africa all’ Asia. Partendo dal fatto che circa 1600 chilometri della linea costiera sudamericana, al di sotto del Rio de la Plata, sono omessi e la linea costiera piega a est, si può ipotizzare che la costa sudamericana «mancante» sia stata in realtà solo curvata verso est, proprio per «descrivere» la terra che i geografi dell’ epoca ipotizzavano tra l’ America e l’ Africa. La netta rotazione verso est della costa sembra peraltro sottolineata dal semicerchio che la linea costiera disegna verso il margine inferiore sinistro della mappa. In effetti, il tratto interpretato come «costa antartica» presenta una certa somiglianza con l’ attuale costa orientale del Sud America, dal Rio de la Plata fino alla Terra del Fuoco. In conclusione, la pretesa «costa antartica» è molto probabilmente il Sudamerica, «piegato» alle aspettative dell’ epoca.”

La Tesi di “La Settima Piramide (Oltre eden)”

Nella prima edizione del mio libro nel 1998 (“Oltre Eden”)ebbi modo di esaminare le evidenze relative alla famosa Mappa dell’Ammiraglio Piri Re’is. Le mie conclusioni furono largamente un’anticipazione dell’Articolo citato qui sopra. Differenze permangono là dove l’Articolo pretende di forzare che la continuità tra la Terra del Fuoco e quella che Harold Ohlmeyer ipotizzava fosse la Terra di Graham sia invece una strana “curvatura” del profilo della parte finale dell’America meridionale verso Est. Suffragare tale deduzione affermando che quel tratto di mappa “assomiglia” al profilo costiero più meridionale dell’America appare alquanto semplicistico. Dalla figura sotto si vede infatti che il profilo costiero, ad onta delle numerose approssimazioni nella Mappa, non solo non “assomiglia” ma “è” quello che dovrebbe essere; non è affatto “curvato” verso Est e termina dove ci si aspetta che termini; inoltre, che subito dopo c’è una forma peninsulare che non può essere in alcun modo identificata col lato Ovest della punta (da un latola mappa è chiaramente “atlantica” e dall’altro non si vedrebbe perché mai alla eccezionale precisione del profilo costiero meridional  perlomeno dal Golfo San Jorge fino a quel punto dovrebbe corrispondere una simile “castroneria” più sotto) e che dunque necessita di altra “spiegazione”.

Comunque, le varie valutazioni mi portarono ad affermare  che per quanto riguarda quella parte di Mappa essa di certo “.. fu fatta sulla base d’informazioni di seconda mano ed incomplete … le extrapolazioni ne minano severamente l’attendibilità e, per quanto sensazionale sia la mappa in sé, non consentono certo di affermare che essa dipinge i tratti costieri dell’Antartide come dovevano essere 9-10.000 anni fa. Quel che è certo invece è che essa rappresenta le coste americane, africane e parte di quelle antartiche con l’informazione sostanziale che esse sono state esplorate prima del 1513″ [cfr.: “La Settima Piramide(Oltre Eden)”, Cap. 5.1].

Quanto poi alle tesi che le coste dell’Antartide sarebbero state osservate prive di ghiacci in un tempo successivo alla fine della glaciazione di Wurm o che l’Antartide fosse un tempo dislocata a latitudini tropicali, scrissi: “… i ghiacciai antartici sembrano retrodatabili di almeno 7 m.a. in base a stime effettuate su “prodotti vulcanici associati a depositi morenici” (cfr.: “Geologia e Paleobiologia dell’era glaciale”; A. Malatesta, pag. 74); il paleomagnetismo fornisce stime ancora più antiche sulla condizione dell’Antartide. In base ad esso, l’Antartide sembra essere rimasta in posizione polare a partire da almeno 120 m.a. fa (cfr. “La Settima Piramide(Oltre Eden)”, Cap. 5.1 e Appendici, 22.1.2 e relativa bibliografia)”.

Conclusioni

Le mie valutazioni, tenuto conto anche di testimonianze collaterali, mi portarono alle conclusioni sinteticamente descritte nel primo WEBSITE e in questo BLOG alla pagina “Dalla Palestina alla Mappa dell’Ammiraglio Piri Re’is”, vale a dire a ipotizzare che detta Mappa, nella fattispecie della parte più meridionale, sia stata parzialmente costruita su frammenti di informazioni risalenti a gente che aveva davvero esplorato i tratti costieri dell’Antartide più vicini al Sud-America  nel quadro di esplorazioni del tutto non ufficiali, che precedettero di parecchio la “conquista” di Cristoforo Colombo e realizzabili da gente non priva di mezzi finanziari e tanto fortemente motivata quanto i Templari, la cui pratica Esoterica aveva tratti di unione fortissimi con l’Antica Tradizione sciamanica, poi evolutasi in Metafisica organica in più parti del Mondo, conosciuto e non. I frammenti di informazione non bastarono a includere il Canale di Drake ed ecco come mai la Mappa assunse la forma che conosciamo.

Quanto poi al legame tra l’Antartide e l’Isola Atlantide di Platone, suggerito da diversi autori, alcuni dei quali propensi anche a rivoltare la Terra e a trascurare la Geologia, la Paleontologia e l’Antropologia pur di sostenere quest’idea, analogamente a quanto altri hanno fatto per sostenere le macchine volanti di 9.000 anni fa, è altamente probabile che ogni legame derivi più semplicemente e razionalmente dalla Migrazione che portò uomini non già di 9.000 bensì di 12.000 anni fa dal Pacifico all’Atlantico attraverso il Canale di Drake e poi su per le coste dell’America meridionale fino a raggiungere il Mare Nostrum e le coste dell’Africa settentrionale inoltrandosi dalla foce del Rio delle Amazzoni verso Nord-Est e le coste dell’attuale Mauritania. Moltissimi elementi guidano verso la conclusione che quei migranti possano aver temporaneamente colonizzato la Terra di Graham piuttosto che una inospitale Terra del Fuoco e consentono di distinguere tra ciò che nel Timeo e in altre fonti, come la versione sumera di Genesi, è Storia e cosa invece è Mito e di ipotizzare che a guidare i Templari in quella direzione possano essere stati brandelli di memoria millenaria da loro “dissotterrati” in Medio Oriente e forse più oltre.

Anche l’Ue partecipa alla protezione dagli asteroidi

febbraio 6, 2012

Lo stanziamento di 4.000.000€ della Commissione Europea e il NeoShield

(cfr.: Corriere della Sera, Giovanni Caprara, 8 febbraio 2012).

Contro gli Asteroidi pericolosi per la Terra scende in campo anche l’Unione Europea. La Commissione di Bruxelles ha infatti stanziato una somma di 4.000.000€ per uno studio della durata di 3 anni e mezzo e battezzato NeoShield. La settimana scorsa il gruppo di 13 scienziati di vari Paesi che coordinano l’operazione si è riunito a Berlino per discutere in contenuti. Lo scopo è analizzare tre tipi di intervento per deviare la traiettoria del corpo celeste evitando che cada sul nostro pianeta.

TRE METODI – Il primo metodo considerato è l’invio di una sonda spaziale da far schiantare sull’asteroide o sulla cometa: l’impatto provocherebbe uno spostamento. In tale direzione era orientato anche lo studio dell’Esa «Don Chisciotte» elaborato da qualche anno. Il secondo metodo è noto come «trattore gravitazionale». La sonda si avvicinerebbe e la forza gravitazionale espressa dalla sua massa attirerebbe il corpo celeste deviandone la corsa. In questo caso i tempi sono lunghi; per ottenere effetti utili sarebbero necessari persino alcuni anni date le deboli forze in gioco. Il terzo metodo all’esame è quello più contestato e il meno accettato perché immagina di far esplodere sull’Asteroide o nelle vicinanze un ordigno nucleare che lo annienti. I soli problemi del lancio fanno venire i brividi, anche se ci sono pronti nei silos di tutte le superpotenze centinaia di missili già caricati con armi nucleari.

OTTOMILA CORPI CELESTI – Tutte e tre le ipotesi sono già ampiamente analizzate da qualche anno sia negli Stati Uniti (se ne occupa persino il Pentagono) sia in Russia e quindi sarà interessante vedere che cosa di nuovo propongono i ricercatori europei. Gli interessi sono concentrati in prospettiva verso un intervento sull’Asteroide Apophis che incrocerà l’orbita terrestre il 13 aprile 2036. Ma al di là di questo obiettivo, il problema esiste più in generale perché finora gli asteroidi censiti che si avvicinano alla Terra sono 8.550 mentre quelli superiori al chilometro di diametro sono 840. Ma bisogna tener conto che talvolta si scoprono all’improvviso corpi vicini prima sconosciuti e sfuggiti a ogni osservazione. È accaduto anche la settimana scorsa e il piccolo asteroide è transitato a 60 mila chilometri da noi, ben al di sotto dell’orbita lunare. Quindi che sia necessario fare qualcosa è fuor di dubbio.

Davvero non è mai troppo tardi?!

La parte più interessante dell’articolo è quella che pone in rilievo quanto da me affermato a proposito del rischio di Impatto nella parte finale di “La Settima Piramide (Oltre Eden)” (cap. 18), ossia che il peso di ciò che non si sa e che non è stato schedato è molto maggiore di quello che si sa e che è stato in qualche modo analizzato. L’Universo ha un “sedere” molto grande e nessuna  montagna di miliardi sarà mai abbastanza per coprirlo tutto. ERGO, la questione torna ad essere prepararsi per tempo ad affrontare alla svelta e con intelligenza una minaccia come quella che in un tempo più o meno  prossimo sarà rappresentata da un Asteroide di diametro quasi certamente inferiore a 1km, in rotta di collisione con la Terra alla ragguardevole velocità di 30.000km/h [cfr.: “La Settima Piramide (Oltre Eden)”, cap. 18].

Deviarlo?! Con quale martello/calamita/scudo gravitazionale si dirotta efficacemente ed intelligentemente, ossia senza provocare una catastrofe cosmica, una massa di miliardi di tonnellate che viaggia a quella velocità?!

Distruggerlo? Con quale sistema si potrebbe mai polverizzare efficacemente ed intelligentemente una massa di miliardi di tonnellate che viaggia a quella velocità?!

Non è per gioco che gli Antichi ci abbiano verosimilmente voluto avvisare di queste eventualità molte migliaia di anni fa, ma di certo è per un gioco perverso che i posteri hanno voluto ignorarne gli avvertimenti finché è diventato forse troppo tardi per provvedere nel modo migliore.

Il Ponte di Bering passaggio “da” Nord-Ovest

febbraio 6, 2012

Introduzione

L’articolo che segue è una conferma ulteriore del quadro sinottico esposto nella pagina Antropologia del BLOG, tratta da “La Settima Piramide (Oltre Eden)”. Per quanto l’Articolo trascuri la componente Melanesiana della colonizzazione dell’America meridionale nel settore occidentale (Perù, Cile), attribuendo la popolazione delle Americhe esclusivamente al flusso migratorio dal Nord-Est asiatico, nondimeno esso è congruente con i dati paleontologici ed archeologici riferibili al resto del Continente americano (America del Nord e centrale e Brasile).

I nativi americani sono originari degli Altaj

(cfr. Corriere della Sera, Paolo Virtuani, 7 febbraio 2012)

Identificata la zona nell’Asia centrale da cui sono partite le ondate migratorie per le Americhe.
I nativi americani (pellerossa, Maya, Incas, Aztechi e altri) derivano da popolazioni asiatiche che intorno a 20-25 mila anni fa – in piena era glaciale – iniziarono a migrare nella Siberia orientale e poi attraversarono lo Stretto di Bering per colonizzare le Americhe. Questo è conosciuto da tempo, ma non era chiaro da quale zona dell’Asia fossero partiti. La regione nella quale erano insediati ora è stata identificata da una ricerca dell’Università della Pennsylvania: provenivano dall’area appena a sud dei Monti Altaj, all’incrocio tra i confini di Mongolia, Cina, Russia e Kazakistan.
Lo studio, guidato dall’antropologo Theodore Schurr, è stato recentemente pubblicato su American Journal of Human Genetics e si basa su comparazioni genetiche tra varie popolazioni asiatiche e diversi gruppi di nativi americani. L’analisi è stata effettuata sul Dna mitocondriale, che è ereditato per linea materna, e il Cromosoma Y, che invece passa di padre in figlio. Proprio su quest’ultimo è stata identificata una mutazione che è posseduta soltanto dai nativi americani e dalle popolazioni degli Altaj meridionali. Anche il Dna mitocondriale è simile tra le due popolazioni, e in parte anche con quelle degli Altaj settentrionali.
Calcolando inoltre l’intervallo di tempo intercorso per arrivare alle attuali differenze genetiche tra nativi americani e Altaj del sud, Schurr e il suo gruppo hanno visto che le linee genetiche hanno iniziato a divergere significativamente circa 13-14 mila anni fa, un periodo successivo e compatibile con il passaggio in America dalla Siberia che si suppone avvenuto tra 15 mila e 20 mila anni fa, probabilmente in più ondate migratorie.