Niente al Mondo è più interessante del … 21 Dicembre del 2012: “La Profezia dei Maya”
Introduzione
L’Uomo ne combina di tutti i colori almeno da 11.000 anni, produce devastazioni inimmaginabili, contribuisce pesantemente alla distruzione delle Stagioni, allo scioglimento dei Ghiacciai che alimentano i fiumi i quali si riversano in Mare nel ciclo continuo della Madre Terra, inquina tutte le acque, sporca la Terra, per soldi porta le Torri di Babele del Mare addirittura fin dentro la Laguna di Venezia, stermina le specie viventi, se ne frega degli all’erta scientifici, ma “stringe le chiappe” quando giungono i momenti delle grandi profezie, come sta per giungere tra poco, il 21 Dicembre del 2012. Ebbene, ho deciso di dare un poco di speranza matematica al mio scarso pubblico pubblicando qui sotto uno degli ultimi capitoli di “La Settima Piramide (Oltre Eden)”.
UNA NUOVA CATASTROFE DIETRO L’ANGOLO?!
«Se l’interpretazione della Sfinge qui fornita è corretta, diecimila anni dopo l’epoca da essa indicata significherebbe che dovremmo aspettarci un nuovo impatto nel periodo tra il 2010 ed il 2020.
I ricercatori hanno sviluppato elenchi di avvicinamenti al nostro pianeta di corpi astrali di varie dimensioni, a varie distanze e con vari indici di pericolo. Una tale lista, aggiornata al 20 Giugno 2001, mostra almeno 250 passaggi tra il 2006 e il 2020.
Ricordando ad esempio che il 7988 a.e.v. implicherebbe il verificarsi di un successivo impatto decimillenario nel 2012 e.v., osserviamo cosa prevede quella lista per il 2011-2012 (Tabella 5 e Tabella 6, omesse) …… Verso il 2020, Skyglobe mostra ancora delle configurazioni interessanti – una particolarmente nel 2019 (cfr. Figura 32, omessa) …………. Per il 2019, ecco un articolo, interessante non solo per la criticità ma, anche e soprattutto, per le conclusioni, apparso su “La Stampa” del 25 Luglio 2002, a cura di Maurizio Molinari, corrispondente da New York:
“Un asteroide in collisione con la Terra nel 2019; con un diametro di 2 km, potrebbe distruggere un continente – Nella notte fra l’8 ed il 9 luglio i due astronomi che lavorano e vivono solitari nella piccola struttura del Lincoln Near Earth Asteroid Research Project, nel deserto del New Mexico, hanno osservato per la prima volta un asteroide gigante, di circa 2 km di diametro con un’orbita di 837 giorni intorno al Sole. Come avviene in questi casi il primo compito è stato quello di calcolare il rischio di impatto con la Terra. Sono state necessarie duecento misurazioni in poco più di dieci giorni per arrivare ad una conclusione scientificamente credibile e la data prevista è vicina come mai prima, il 1° febbraio 2019, fra soli 17 anni. Mai un asteroide è stato identificato nel cosmo in una rotta di collisione con l’orbita della Terra così breve. Mark Mulrooney, uno dei due astronomi del Lincoln Site, ha avvisato la Nasa e da una settimana il nuovo asteroide – denominato 2002 NT7 – è braccato 24 ore su 24 dai telescopi dell’intero Nordamerica. La conferma del rischio per il nostro Pianeta è venuta con la classificazione dell’asteoride in base alla ‘Scala Palermo’, che misura la distanza dalla data di impatto: per la prima volta il dato numerico – 0,06 – è in positivo, indicando che l’impatto è possibile. Nella necessità di ottenere più informazioni possibili sui movimenti nel cosmo del gigantesco composto di materia la Nasa ha chiesto e ottenuto, il contributo del Centro di osservazione dell’Università di Pisa. Il 1° febbraio del 2019 l’impatto dovrebbe avvenire a una velocità di 28 chilometri al secondo, sufficiente a spazzare via un intero Continente e a modificare il clima sulla Terra per le prossime generazioni, mettendo a rischio molte forme di vita e causando cambiamenti catastrofici per la popolazione. La Nasa non nega il rischio potenziale, ma la possibilità che l’impatto avvenga davvero – aggiunge – ‘è minima’. Un oggetto di queste dimensioni è possibile che colpisca la Terra una volta ogni alcuni milioni di anni. Dalle rilevazioni che continuiamo a fare sembra che la minaccia sia destinata ad allontanarsi, ha dichiarato Donald Yeomans, portavoce del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California. ‘I prossimi diciotto mesi’ afferma ancora la Nasa, ‘saranno decisivi per determinare se 2002 NT7 possa davvero sconvolgere la vita sulla Terra’. Resta il fatto che il rischio d’impatto mai era stato così alto sulla Scala Palermo e per la Nasa si tratta del secondo allarme in poche settimane: nel mese scorso infatti un altro Telescopio privato aveva scoperto che un asteroide grande quanto un campo da calcio era passato tre giorni prima a circa 135 mila chilometri dalla Terra – una distanza molto ravvicinata in termini astronomici – senza che nessuno se ne fosse accorto. La combinazione fra i due eventi dà modo ai centri di osservazione privati degli Stati Uniti – presenti soprattutto in New Mexico e Nevada – di rilanciare la polemica contro l’amministrazione Bush per aver deciso lo scorso anno di tagliare i fondi pubblici ai telescopi che scrutano lo spazio e anche alla Nasa. ‘Se avessimo avuto un telescopio ancora funzionante forse questo asteroide lo avremmo visto anche noi’, si lamenta la portavoce dell’Apache Point of Observation, sottolineando che ‘il taglio dei finanziamenti ha avuto un impatto brusco sull’attività dell’intero settore’. La polemica è aspra perché fra gli astronomi è forte la convinzione che sia necessario procedere in direzione opposta ai tagli al fine di iniziare a studiare metodi e strumenti per tentare di intercettare e neutralizzare un asteroide qualora la collisione diventasse inevitabile. ‘La domanda sull’impatto di un asteroide non è se ma quando avverrà’, spiega Leon Jaroff della Nasa Ames Space Science Division, ‘e alcuni scienziati a Los Alamos e ai Livermore National Laboratories stanno già immaginando una varietà di sistemi di difesa, come usare esplosioni nucleari artigianali per polverizzare gli asteroidi o deviarne il corso’. ‘Prima o poi è assolutamente certo che ci troveremo di fronte un oggetto in rotta di collisione’, conferma l’astronomo Benny Peiser, dell’Università di Liverpool, in Gran Bretagna, ‘e dunque dovremo tentare di abbatterlo: serviranno almeno trent’anni di lavoro scientifico per riuscirci, dunque prima si inizia a farlo, meglio è. Se l’impatto fosse nel 2019 non saremmo più in tempo“.»
È veramente triste constatare che dopo 4 milioni d’anni d’Evoluzione, il futuro della vita sulla Terra è un’alea così implacabile da indurre ad affermare – e questo senza ombra di dubbio – che l’Uomo è davvero ben distante dall’auto-qualifica di “Sapiens Sapiens”.»


