Vai al contenuto

Quando il Sahara divenne pluviale

novembre 10, 2011

È del 9 Aprile del 2004 un Reportage del Corriere della Sera (Viviano Domenici) su una Spedizione archeologica italiana nel Sahara libico-algerino in cerca di dati sulle mutazioni climatiche sahariane e sui loro effetti sulle popolazioni africane (Missione Archeologica Italo-Libica nel Sahara centrale, massiccio del Tadrart Acacus e nel Messak è nata, è stata guidata ed è portata avanti dai docenti e ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma).

Le conclusioni sono riprodotte nel diagramma qui sotto, in cui le epoche sono però riportate per comodità secondo il calendario moderno (a.e.v.= avanti l’evo volgare). 

 

Il Reportage attribuisce la prima fase della mutazione all’arrivo di Monsoni di origine atlantica meridionale, che avrebbero portato piogge tali da determinare una crescita esponenziale di vegetazione e in conseguenza l’arrivo di popoli cacciatori al seguito degli animali, primi nuclei della Civiltà sahariana, che avrebbe poi visto alterne vicende nel corso dei secoli successivi.

Lo scenario che si trae dal diagramma pare quello di una mutazione progressiva, ancorché forte, tra l’11000 e il9000 a.e.v., più o meno in corrispondenza della fine dell’ultima glaciazione e l’inizio dell’interglaciale attuale.

Quello che è interessante in questo scenario è che il periodo tra il 10000 e il 9000 a.e.v. è anche quello che, secondo “La Settima Piramide (Oltre Eden)”, corrisponde all’Impatto responsabile della catastrofe atlantica (o atlantidea), il quale, siasi verificato sul Ghiacciaio Laurentide (cfr. articolo precedente) o in pieno Atlantico, avrebbe avuto come effetto collaterale un periodo di intensa copertura del cielo con precipitazioni di lunghissima durata. D’altra parte è questionabile come potrebbero dei normali Monsoni, che sono per loro natura dei venti tropicali stagionali, ossia periodici, ottenere lo straordinario effetto di tropicalizzare il Sahara (periequatoriale), a meno di perturbazioni che abbiano avuto l’effetto di sovvertire la circolazione atmosferica nel lungo periodo.

I Proto-Polinesiani hanno rapidamente colonizzato il Pacifico

novembre 6, 2011

Introduzione

Si tende troppo facilmente a stabilire e mantenere dei “distinguo” tra i grandi Miti dell’Antichità, come se sulla Terra fosse possibile tracciare dei confini netti tra questo e quello, come se non facessimo parte di un Continuum spaziotemporale in cui gli interlacciamenti sono inevitabili e creano  successioni incessanti di causa-effetto laonde è più che giustificata la metafora del battito d’ali della farfalla che in un attimo provoca una conseguenza più o meno clamorosa dall’altra parte della Terra.

Perché MU e Atlantide dovrebbero essere due realtà separate anziché strettamente imparentate?! La Tesi che ho sostenuto in “La Settima Piramide (Oltre Eden) è infatti proprio questa. Si tratta, come al solito, di estrarre dalle nebbie del Mito qualche visione che abbia un minimo di fondamento reale, il che esclude ovviamente aerei di 12.000 anni fa e leggendarie guerre intercontinentali per proporre invece una Storia di espansione, di colonizzazioni successive, di migrazioni dal Pacifico, grande crocevia planetario, verso l’Atlantico in una logica di Ritorno che è la sostanza di ogni cosa che avviene nel Cosmo, dal Micro al Macro.

La rapida colonizzazione proto-polinesiana del Pacifico

Nel Dicembre 1999, 1 anno dall’uscita di “Oltre Eden”, trovai quest’articolo su Science, (vol 286, Dec. 10th, 1999); lo ripropongo qui perché è assai significativo. 

«Gli Antenati degli antichi Polinesiani occuparono le isole del Pacifico orientale soltanto poche migliaia di anni fa, ma gli Antropologi hanno a lungo discusso sul da dove provenissero. Anche dopo attento esame di ossa, sangue, DNA, vasellami, linguaggi i ricercatori sono rimasti divisi. I Genetisti prevalentemente argomentano che Proto-Polinesiani navigatori originarono in Asia sud-orientale e poi mossero verso le isole a Est, invadendo poi lungo il percorso la Melanesia nel Pacifico occidentale. Gli Archeologi in prevalenza invece argomentano che gli antichi Polinesiani originarono nella stessa Melanesia, culla di diversità per 45.000 anni. Ora, i genetisti hanno combinato dati genetici (DNA) con dati linguistici melanesiani per concludere che l’Arcipelago fu solo una stazione di passaggio. L’Articolo, apparso lo scorso mese su American Journal of Physical Anthropology “.. aggiunge nuovi dati genetici primari di grande importanza ed è fortemente consistente con un’invasione molto veloce, talora definita modello del ‘treno espresso'” ha detto Patrich Kirch, un Antropologo dell’Università di Berkeley in California

D’altra parte, l’Archeologo John Terrel del Field Museum di Chicago si dice confuso dal fatto che si semplifichi la questione “riducendola ai due soli popoli Melanesiano e Asiatico sudorientale e a due sole migrazioni, mentre la faccenda è estremamente più complessa, interessante e significativa”. D. Andrew Merrywether dell ‘Università del Michigan afferma che ” .. le isole sono un crocevia critico per spiegare dove la gente ha incrociato e da dove proveniva”. Le lingue parlate riflettono tale complessità … A mano a mano che il quadro si fa più chiaro, i ricercatori mettono alla prova altri interrogativi, tipo perché la Melanesia è così incredibilmente varia. “Parliamo di relazioni estremamente complesse .. che riflettono le influenze di parecchie migrazioni in epoche diverse” afferma Jonathan Friedlaender dell’Università del Tempio di Filadelfia, Pennsylvania, “.. e la genetica continua a farsi beffe della Storia”». 

Cambiamenti climatici nel Deserto Atacama

novembre 4, 2011

Introduzione

Quel che segue è una mia traduzione dall’Inglese di parti dell’articolo omonimo apparso nell’Autunno del 1998 su “GeoSciences NewsLetter” del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università dell’Arizona, autore Jay Quade. Lo inserisco perché è un preciso riferimento all’epoca che interessa questo BLOG. L’area è il Cile settentrionale.

I mutamenti nel Deserto Atacama

” … un paragone prossimo del Deserto Atacama è la superficie di Marte, dove non esiste nulla, né piante né animali di qualsivoglia genere né evidenza di recente presenza di acqua. A Calama (2450 mt di altitudine, 100.000 abitanti) non piove mai. Come su Marte, tuttavia, ci sono prove che in determinate zone del Deserto le cose non sono sempre state così. A altitudini inferiori a quelle in cui oggigiorno si hanno precipitazioni (ca 2700 mt) ci sono dei crinali scavati da canali oggi sepolti sotto le sabbie mobili, prova particolarmente forte di cambiamenti climatici che hanno comportato piogge e alluvioni così come presenza di vegetazione nell’Assoluta desolazione dell’Atacama … Prove di consistenti mutamenti climatici sono noti agli Archeologi cileni da qualche tempo. Per esempio, gli antichi Indigeni appaiono improvvisamnete nella regione circa 10.500 anni fa (le datazioni con C14 sono 10% in difetto rispetto al calendario per quest’epoca) … Julio Betancourt ha elaborato datazioni C14 per alcuni dei depositi fossili, ottenendo 12.000-8.000 anni fa, trattandosi invariabilmente di piante che oggi esistono a altitudini maggiori. Quindi, secondo mgli standards dell’Atacama c’erano buone condizioni quando gli uomini sono arrivati qui per la prima volta all’epoca della fase “umida”, ma tali condizioni terminarono con un pressoché totale abbandono delle aree meridionali tra 8.000 e 3.200 anni C14 fa, il Silenzio archeologico, come è definito dagli Archeologi cileni …”

L’Epoca “umida” alla quale l’articolo in questione si riferisce sarebbe dunque circa il 9550 a.e.v., non molto distante da quel 9.650 di cui parlo in relazione all’Evento da impatto principale, ossia quello che colpì gli Atlantici (o Atlantidi che dir si voglia).

Responsabilità degli Impatti nell’Evoluzione della Specie umana

ottobre 23, 2011

Introduzione

Nel 1999, l’anno in cui uscì la prima Edizione del mio lavoro, allora ancora col vecchio titolo “Oltre Eden”, uscì anche un articolo a cura di Emilio Spedicato, Università di Bergamo, sull’argomento in oggetto. L’articolo, scritto in Inglese, citava precedenti pubblicazioni sulla materia in questione e lavori di Immanuel Velikovsky risalenti agli anni ’50, oltre ad altre fonti. Dal Sommario: “Passiamo in rassegna recenti ritrovamenti di collisioni catastrofiche tra la Terra e Comete o Oggetti Apollo con particolare attenzione agli effetti climatologici. Discutiamo l’Ipotesi che l’ultima glaciazione fu attivata da una collisione continentale e fu terminata da una oceanica (il più recente periodo glaciale è iniziato circa 110.000 anni fa ed è terminato intorno al 9.600 – 9.700 a.e.v.; NdR). Proponiamo che durante la glaciazione condizioni climatiche sufficientemente buone permisero lo sviluppo di civiltà di alto livello alle basse latitudini. La Storia platonica di Atlantide è interpretata come una descrizione essenzialmente corretta di una Potenza politica attiva nel periodo finale dell’ultima glaciazione. Sono offerti argomenti per l’identificazione di Atlantide con Hispaniola. La catastrofe che distrusse la civiltà Atlantidea è identificata con la collisione oceanica che pose fine alla glaciazione. Proponiamo inoltre una nuova interpretazione delle storie diluviane della Bibbia e dell’epica di Gilgamesh e delle origini della civiltà Camuniana”.

Trovai quest’articolo dopo la fine della mia ricerca e lo trovai interessante e confortante perché da un lato sosteneva decisamente l’esistenza delle discontinuità evolutive nella Storia dell’Uomo di cui ho scritto nell’Introduzione al mio libro, dall’altro rinforzava altrettanto decisamente la tesi che tali discontinuità fossero dipese da eventi catastrofici di origine extraterrestre, ossia la conclusione che per me è una conclusione logica estraibile dagli elementi della Memoria storica suffragata dai dati scientifici sperimentali.

L’articolo si spendeva molto sul tema degli Oggetti Apollo e delle Comete, sulla loro genesi e sulle loro caratteristiche orbitali, talché si può parlare di periodicità degli Impatti di varie classi, come anch’io scrivo nel mio lavoro sulla base di testimonianze scientifiche. Inoltre, esso riconosceva come me sia nella mitica catastrofe “atlantidea” sia nel Diluvio biblico estremi sufficienti per parlare di Impatto cosmico, ma con la differenza sostanziale che spiego nel seguito.

La mia Tesi

La mia Tesi, che si basa sostanzialmente sull’analisi dei Miti e dei Sistemi metafisici mondiali e poi effettua un confronto interdisciplinare con evidenze appartenenti alle discipline più comunemente definite “scientifiche”, porta però a conclusioni in parte diverse: ad esempio in “Oltre Eden” e poi in “La Settima Piramide”, il tema della localizzazione dell’Atlantide è considerato irrilevante nel momento in cui si può dimostrare che è altamente probabile che si stia parlando di una Civiltà diffusa, distribuita, senza un centro politico del genere di quello di cui si parla nel Timeo e nel Crizia, ma con determinate caratteristiche etiche di altissimo livello, una civiltà ormai atlantica, ma di più probabile origine australe, più precisamente dall’Oceano pacifico attraverso il Canale di Drake. Curioso che in quell’articolo, mentre si sosteneva Platone al 100%,  d’altro canto si ammettevano errori solo per una parte del discorso ossia quella concernente l’ubicazione della mitica Isola. Ora anch’io considero reali le “extrapolazioni platoniche”; ciò è infatti assai più che comprensibile se si tien conto che si sta parlando di testi redatti nel VI secolo a.e.v. su nozioni apprese in Egitto un secolo prima e a proposito di eventi di 9.000 anni ancora indietro e in un contesto in cui si sta cercando un modello politico da proporre alla Grecia contemporanea. Nondimeno, ciò deve indurre a concentrarsi sull’essenza del discorso e quell’essenza non è certo nella definizione di un’Isola organizzata come SusaBabilonia 10 millenni prima dell’era volgare, o in un’Isola grande quanto Libia e Asia (Minore) messe insieme. Dire poi che una tale Atlantide dovrebbe stare 60 metri sotto la superficie del mare presso Hispaniola è strano perché una struttura importante come quella non sfuggirebbe a lungo nemmeno alla ordinaria opinione pubblica e oggi la scoperta sarebbe cantata come l’evento più importante di tutta la Storia dell’Umanità. Viceversa, è certo che insediamenti concreti di origine pre-atlantidea e/o atlantidea siano davvero finiti sott’acqua dopo la catastrofe, come testimoniano i reperti di Bimini o quelli di Okinawa (piramidi o non piramidi) etc…., ma quando ormai gli Atlantici (o Atlantidi) erano già da tempo insediati nel Mediterraneo in forza della Migrazione primaria dalla “Terra madre” che aveva possibilmente originato quelle stesse colonie poi sommerse oltreoceano. Infine, l’ultima cosa essenziale sulla quale la mia idea e quella dell’articolo divergono nettamente è l’identificazione del Diluvio biblico con la catastrofe atlantidea, cosa secondo me resa alquanto improbabile dall’incrocio della Genesi con i Dialoghi di Platone ed altre testimonianze classiche, cosa che fa piuttosto e decisamente puntare nella direzione di 2 Eventi da Impatto consecutivi a distanza di circa 1.700 anni l’uno dall’altro e con caratteristiche di massa, ubicazione e conseguenze decisamente diverse.

Sui Custodi dell’Antica Tradizione

A proposito di Eventi da Impatto

ottobre 21, 2011

Introduzione

L’articolo che segue è la mia traduzione dell’originale inglese del 2007, ossia di otto anni dopo la pubblicazione della prima Edizione di “La Settima Piramide (Oltre Eden), dove, dall’analisi delle testimonianze classiche si conclude che intorno al X millennio a.e.v. (avanti l’era volgare, cioè questa era) deve esserci stato un Evento da Impatto, che, secondo il mio studio, sarebbe poi quello responsabile della fine mitologica “Atlantide”, più concretamente della fine della Cultura e della Tradizione atlantica o atlantidea che dir si voglia. La data precisa, secondo la mia analisi, dovrebbe in verità essere il 9.650 a.e.v., datazione confortata anche dalle ricerche riportate su Nature Vol. 391, 8 Gennaio 1998.

Nuova Teoria di Impatto cometario nell’Età della Cultura di Clovis

21 Maggio 2007

Sorgente: Università dell’Oregon

Due ricercatori dell’Università dell’Oregon fanno parte di un Team di 26 che propongono una nuova Teoria, cioè che un Impatto extraterrestre, possibilmente una Cometa, ha provocato un Inverno di 1000 anni e spazzato via la Cultura preistorica di Clovis e una varietà di specie animali nel Nordamerica di 13.000 anni fa  (“La cultura di Clovis, detta anche cultura Llano, è una cultura preistorica nativa americana che appare per la prima volta nelle rilevazioni archeologiche del Nord America circa 11.000 anni fa, alla fine dell’ultimo periodo glaciale. La cultura prende il nome dai manufatti trovati vicino a Clovis, nel Nuovo Messico. I siti di Clovis hanno da allora avuto una loro precisa identità rispetto agli altri siti all’interno degli Stati Uniti, così come del Messico e dell’America Centrale.” cfr. Wikipedia; NdR). Questa Teoria è sostenuta dal ritrovamento di uno strato carbonioso non ancora definitivamente spiegato in 50 siti nordamericani del periodo Clovis e che data l’inizio di un periodo freddo conosciuto come Younger Dryas Event. Questi siti ne comprendono parecchi nelle Channel Islands al largo della California, dove gli Archeologi dell’UO Douglas J. Kennett e Jon M. Erlandson hanno condotto le loro ricerche. La Teoria sarà discussa per la prima volta Mercoledì, 23 Maggio al Congresso della Unione Geofisica in Acapulco, Messico. Kennett è quello dei partecipanti disponibile a discutere la Teoria con i suoi omologhi. Il British Journal Nature ha esposto la Teoria per primo nella rubrica delle novità del numero del 18 Maggio. Prima di oggi, membri del Team, incluso il padre di Kennett, James P. Kennett dell’Università di California, Santa Barbara, e Richard B. Firestone del Lawrence Berkeley National Laboratory ufficiosamente avevano presentato la Teoria ai loro colleghi. Douglas Kennett ha esposto i dettagli della Teoria il 19 Maggio in un seminario al completo presso la U.O. in presenza di Erlandson; studenti e membri di Facoltà da Archeologia, Storia dell’Arte, Antropologia, Biologia, Geologia, Geografia, Scienze politiche, Psicologia, hanno “bombardato” Kennett di domande. I Ricercatori propongono che la nota Inversione delle correnti oceaniche mondiali e l’associato raffreddamento globale al quale alcuni scienziati attribuiscono la colpa dell’estinzione di molte specie animali e della fine del Periodo Clovis fu essa stessa l’effetto di un Evento più importante. Mentre una Teoria generalmente accettata sostiene che la fusione glaciale nordamericana fu responsabile dello spostamento delle correnti, la nuova proposta punta all’esplosione di un grosso oggetto extraterrestre sopra il o all’interno del Ghiacciaio Laurentide a Nord dei Grandi Laghi (“Un massiccio ghiacciaio che durante le glaciazioni quaternarie ricopriva centinaia di migliaia di miglia quadrate includendo la maggior mparte del Canada e una vasta porzione degli Stati Uniti settentrionali” cfr. Wikipedia; NdR). “Alte concentrazioni di materiali da impatto extraterrestre si trovano nell’area dei Grandi Laghi e si allargano a partire da lì.”, dice Kennett. “Ciò avrebbe avuto effetti importanti sugli umani. Effetti immediati si sarebbero avuti a Nord e Est, producendo onde d’urto, calore, alluvioni, incendi, riduzione e frammentazione di insediamenti umani.” 

Gli strati carboniosi contengono microsferule, iridio, sferule di carbonio, fullerene (Un allotropo molecolare del Carbonio; NdR) , carbon fossile e fuliggine. Alcuni di tali ingredienti sono stati trovati in tutto il mondo in terreni databili al Limite K-T di 65 milioni di anni fa (il Limite K-T marca la fine del Cretaceo e l’inizio del Terziario, quando si pensa che numerose specie furono cancellate da un Asteroide molto massivo che colpì la penisola dello Yucatan e il Golfo del Messico; NdR). Nella nuova Teoria manca il cratere da Impatto, ma i ricercatori argomentano che un Impatto sopra o dentro il Ghiacciaio Laurentide potrebbe esser stato assorbito poiché fu assai meno intenso dell’Evento K-T. Kennett ha detto che 35 specie animali si estinsero alla fine del Pleistocene, con almeno 15 chiaramente spazzate via intorno a 12.900 anni fa. Ci sarebbero stati importanti slittamenti dell’Ecosistema, costringendo i sopravvissuti del Clovis entro rifugi, specialmente nell’Ovest degli Stati Uniti. “Quello fu un Evento massivo su scala continentale, se non globale.” ha detto Kennett. Lui e Erlandson dicono che stanno valutando i dati paleoindiani esistenti, che Kennett descrive come “indizio di importanti riduzioni e frammentazione della popolazione.”; ma, ha detto Erlandson, “E’ necessario altro lavoro per verificare ulteriormente quest’ipotesi … Occorre rivedere i primi sforzi di ricerca alla luce delle nuove tecnologie che possono stringere gli intervalli temporali del radiocarbonio e, quando i fondi saranno disponibili, si potrà localizzare e studiare nuovi siti ... Acquistando fiducia nella Teoria,” hanno detto ancora Erlandson e Kennett,“ne abbiamo fatto uscire qualche aspetto in discorsi informali per studiarne l’effetto e verificare da che parte stavamo puntando, quali potessero essere le obiezioni iniziali, la qual cosa ci ha aiutato a mantenere la nostra obiettività … L’interesse a perseguire vecchie e nuove posizioni può accendere importanti ondate di interrogativi interdisciplinari e attrarre nuove ondate di studenti interessati.”

Links:

Kennett faculty Web page

Erlandson faculty Web page

11 MAGGIO 2011 – Raffaele Bendandi, la bufala del “Big One” a Roma, Nostradamus e il rischio cosmico

Maggio 11, 2011

La Bufala e il Panico

La data 11 Maggio 2011 ha avuto una buffa particolarità che scatenò il panico a Roma: sui social era circolata per qualche tempo una notizia falsa che attribuiva a Raffaele Bendandi (1893–1979), uno pseudoscienziato ben noto per la sua teoria di collegamento dei terremoti ai fenomeni cosmici gravitazionali, una previsione catastrofica di un “Big One”, un “Grande evento Sismico”, a Roma (piuttosto che a San Francisco). La notizia fu smentita da Paola Lagorio, presidente dell’Associazione Bendandiana; nondimeno, fu amplificata dal verificarsi nel mese di Maggio di una particolare e rara congiunzione astronomica (Mercurio, Venere, Marte e Giove), che, aggiunta al recente disastro d’abruzzo (2009), fece tutto il lavoro.

Peraltro, pare che la “Profezia” fosse duplice: da un lato il Terremoto di Roma, dall’altro uno TSUNAMI potentissimo dal centro del Tirreno, tra Sardegna e Sicilia, forse causato dallo smottamento catastrofico del Vulcano sottomarino Marsili (cfr. Franco Ortolani, Geologo, ed altri).

Comunque, ci fosse un terremoto a Roma ci dasarebbe temere non tanto per il Colosseo (“Il Grande Teatro”), perché la zona a maggior rischio è San Pietro, che poggia su terreno prossimo all’area alluvionale del Tevere, dove le onde sismiche si amplificano (tra l’altro, ci sono stati ben 2 terremoti da quelle parti, uno proprio sotto San Pietro e un altro a Castel Sant’Angelo), talché, per qualcuno non tutto il male verrebbe per nuocere, anche se il Fato potrebbe individuare altri obiettivi di maggior interesse civico, tipo Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi e soprattutto Palazzo Grazioli – ma quella è gente così attaccata alla poltrona e alla propria pelle che potrebbero essere emigrati in Tasmania poco prima a spese dello Stato e ci rimetteremmo solo in beni artistici e culturali.

Dalle bufale social alle previsioni mistiche

«Il Sole dentro i venti gradi del Toro così forte la Terra trema, il grande teatro riempito crollerà, l’aria, cielo e terra, oscurati e turbati, quando l’infedele Dio e i santi invocherà» (NOSTRADAMUS; letteralmente: “Tra il 21 Aprile e il 21 Maggio il Cielo e la Terra saranno oscurati e turbati e chi non credeva in Dio s’appellerà a Dio e ai Santi”)

Con quelle caratteristiche da “fine di Atlantide”, non potrebbe essere né un Terremoto né uno Tsunami, cose che possono verificarsi anche in un bellissimo giorno di Primavera senza alcun impatto meteorologico, ma piuttosto una Catastrofe d’origine cosmica, tipo un Meteor Shower (Sciame meteorico) o un Asteroide, cosa peraltro possibilissima, visto che dal 2000, secondo le mie stime, siamo entrati nella fase a rischio crescente (cfr. “La Settima Piramide”).