La Convergenza tra il Collasso Termodinamico e la Regressione Antropica
RIASSUNTO
Questo articolo sostiene la necessità di un Modello Computazionale Integrato che superi la linearità delle proiezioni climatiche standard al 2100. Attraverso l’analisi della termodinamica dei sistemi idrologici (framework U. Ehret) e dell’approccio intersettoriale di ISIMIP (Inter-Sectoral Impact Model Intercomparison Project) e l’introduzione della variabile antropologica descritta nella regressione che qui definisco “Homo Eticus” → “Bestia”, l’articolo mostra che il collasso idrico e cerealicolo può configurarsi come una dinamica imminente, con processi che sono già in atto. Con un budget di carbonio residuo di appena 170 GtCO₂, l’irrigidimento della fisica terrestre (Omega Blocking, regressione dell’AMOC, logoramento della criosfera) sta alimentando il nazionalismo delle risorse. L’articolo si configura come una sollecitazione alla comunità scientifica e a quella parte della Politica che più ha mostrato sensibilità verso il problema climatico: l’esclusione delle variabili antropiche rende incompleta qualsiasi proiezione della transizione, traghettando la civiltà verso lo scenario di crisi più distruttivo.
NdR. I riferimenti bibliografici sono elencati in fondo all’articolo e richiamati nel testo con la convenzione “B.n”, dove “B” sta per “Bibliografia” e “n” è il numero progressivo del riferimento.
CAPITOLO 1 – Perché i modelli climatici attuali omettono la transizione antropica
1.1 Lo Specchio della Fantascienza Ottimistica
Il Mondo discute di numeri, di modelli predittivi e di transizione idrologica, ma se continuiamo a guardare queste proiezioni ignorando la variabile più instabile, non-lineare e distruttiva del sistema, stiamo solo mettendo in scena una finzione confortevole; quella variabile siamo noi. I modelli computazionali con cui i governi possono pianificare il futuro – quelli che ci dicono che abbiamo tempo fino al 2050 per azzerare le emissioni e contenere il riscaldamento entro 1,5°C – si basano sull’illusione che l’Umanità si comporterà interamente come Homo Eticus, ossia da specie razionale, cooperativa, capace di autolimitarsi davanti al bene comune; se non considerano la convergenza distruttiva tra il collasso termodinamico e la regressione antropica rischiano di essere sceneggiature di fantascienza ottimistica.
1.2 La Fisica dei modelli climatici non aspetta i Trattati
La realtà fisica e antropologica là fuori ci dice che il collasso non è uno scenario del 2100 ma una dinamica del presente. Mentre noi calcoliamo un Carbon Budget residuo già ridotto all’osso di 170 GtCO₂, il blocco atmosferico a ‘Omega’ (Omega Blocking, cfr. B.3,4) sta già paralizzando il continente europeo, l’AMOC sta mostrando segnali di regressione sistemica e le nostre riserve glaciali alpine si stanno logorando a una velocità che i modelli di dieci anni fa non avevano previsto.
“Potenziali cambiamenti della circolazione atmosferica alle medie latitudini in condizioni di riscaldamento globale, con particolare riferimento all’emisfero settentrionale”. La figura evidenzia le possibili interazioni fra amplificazione del riscaldamento artico, riduzione dell’AMOC, blocchi atmosferici e modificazioni del jet stream. Fonte: Loriani et al., “Tipping points in ocean and atmosphere circulations”, Earth System Dynamics, 16, 1611–1653, 2025, Fig. 11. DOI: 10.5194/esd-16-1611-2025
CAPITOLO 2: La Termodinamica dei Sistemi idrologici
2.1 I Feedback Loops di Zehe, Ehret et al.
Guardiamo allora in faccia questo scenario, partendo dalle fondamenta stesse della nostra sopravvivenza: le grandi piane cerealicole del pianeta. Fino a ieri abbiamo considerato il suolo e il ciclo dell’acqua come costanti lineari. Oggi la Fisica ci dice che il sistema è entrato in una fase di non-linearità distruttiva. L’amplificazione artica e le conseguenti modificazioni della dinamica atmosferica alle medie latitudini sono già documentate (cfr. B.1). È qui che lavori come quelli sviluppati nell’ambito di ISIMIP, che integrano gli impatti climatici attraverso settori diversi (cfr. B.2), diventano particolarmente rilevanti. Inoltre, Il lavoro di Zehe, Ehret e colleghi applica la termodinamica dei sistemi idrologici per mostrare che il bilancio energetico del suolo è alterato alla radice (cfr. B.5).
2.2 La Superficie Idrofobica ed Energetica
Quando la temperatura sale e la stabilità idrica evapora, si innescano i feedback loops dell’evapotraspirazione profonda (cfr. B.5): il suolo perde la sua coesione geometrica e cessa di comportarsi come una spugna. Diventa una superficie incapace di trattenere efficacemente l’acqua. Nelle grandi piane cerealicole, questo significa che anche quando l’acqua arriva sotto forma di precipitazioni violente e concentrate, il sistema non è più in grado di trattenerla. Il bilancio idrico cumulativo si azzera. La produzione alimentare globale crolla.
CAPITOLO 3: Il Laboratorio Padano come Specchio Locale
3.1 L’Intrusione Salina e l’agonia del Po
Volendo vedere la miniatura locale di questo collasso termodinamico non serve guardare ai modelli del Sahel; c’è il bacino della Pianura Padana. La Pianura Padana è l’esempio perfetto di questa morsa. Da un lato subisce la fisica dell’Omega Blocking e dall’altro l’agonia dei ghiacciai alpini, che annulleranno progressivamente la portata estiva del Po spalancando le porte all’intrusione salina nel delta, sterilizzando i terreni.
3.2 L’Arroccamento Intensivo
Dall’altro lato, il bacino è intrappolato in un sistema antropico iper-intensivo che continua a pompare acqua da falde sempre più sottoposte a stress, fingendo che il problema sia solo una stagione un po’ più secca delle altre. Non serve elencare le equazioni differenziali dell’evapotraspirazione profonda o i coefficienti di saturazione del suolo; l’evidenza parla anche senza i numeri: dice che l’introduzione di queste nuove variabili antropologiche e fisiche nei nostri modelli integrati è imprescindibile. La Pianura Padana è il laboratorio in cui la cecità politica incontra la finitudine fisica.
CAPITOLO 4: L’Antropologia della Regressione Statale
4.1 Dallo Stato Etico alla Bestia Geopolitica
Il vero disastro non è l’equazione differenziale che descrive questo collasso; è il modo in cui la nostra Specie risponde a quest’evidenza. Anziché pianificare il razionamento e la transizione, assistiamo a una regressione politica e di massa, che è il sintomo lampante di una disperata resistenza alla realtà: la transizione antropologica. L’illusione dell’Homo Eticus, che firma trattati sul clima e fissa ipocriti target di decarbonizzazione, si sbriciola sotto il peso della paura. Inizia la regressione allo stadio di animale, che difende il proprio territorio e prosegue poi a quello di bestia che azzanna per l’accaparramento dell’ultima risorsa.
4.2 Il Paradosso dell’Aumento della Pressione Antropica
Questa regressione, che dalla Politica si trasmette alle masse si traduce in un paradosso tragico: invece di diminuire, la pressione antropica sul pianeta aumenta: Stati Uniti d’America e Gran Bretagna che continuano a sostenere la produzione e l’uso dei combustibili fossili, i nazionalismi che blindano i confini energetici e alimentari non sono altro che la Bestia che tenta di bruciare l’ultimo barile di petrolio per mantenere l’illusione del proprio benessere per un quarto d’ora in più. Più il sistema fisico si irrigidisce, più la pressione umana raddoppia, come uno sciame di mosche impazzite dentro un barattolo, accelerando la corsa verso il baratro.
CAPITOLO 5: Rompere la Complicità
5.1 La Comunità Scientifica
Se i ricercatori continuano a produrre paper scientifici smussando gli angoli per non spaventare i finanziatori o i politici; se continuano a presentare lo scenario al 2100 come se fosse un problema lineare gestibile con qualche quota di mercato del carbonio, allora diventano complici di questa finzione. Inserire la variabile del collasso geopolitico e antropologico nei modelli non è un’opzione, ma un dovere, quello di tener conto della reazione della Bestia.
5.2 La Politica e i Titoli di Coda della Realtà
Negazionismo ideologico a parte, i modelli ottimistici sui cui la Politica basa le agende sono carta straccia. Chi continua a rispondere alla crisi idrica e climatica con il nazionalismo delle risorse e l’arroccamento fossile ignora che la transizione sarà imposta dalla Termodinamica – o, pur sapendolo, sfida la Termodinamica, il che è anche peggio – e tra non molto quello che oggi i consulenti prospettano come un rischio remoto a medio-lungo termine, diventerà cronaca quotidiana di un disastro annunciato. Non sarà una transizione ordinata: sarà il peggiore scenario cinematografico possibile, con la differenza che non ci saranno i registi a costruire lieti fini … solo titoli di coda.
Bibliografia
- [B.1] “Evidence linking Arctic amplification to extreme weather in mid-latitudes”, Francis, J. A., & Vavrus, S. J., Geophysical Research Letters, 39, L06801, 2012. DOI: 10.1029/2012GL051000
- [B.2] “Scenario setup and forcing data for impact model evaluation and impact attribution within the third round of the Inter-Sectoral Impact Model Intercomparison Project (ISIMIP3a)”, Frieler, K., Volkholz, J., Lange, S., Schewe, J., Mengel, M., et al., Geoscientific Model Development, 17, 1–51, 2024. DOI: 10.5194/gmd-17-1-2024
- [B.3] “Tipping points in ocean and atmosphere circulations”, Loriani, S., Aksenov, Y., Armstrong McKay, D. I., et al., Earth System Dynamics, 16, 1611–1653, 2025. DOI: 10.5194/esd-16-1611-2025
- [B.4] “Atmospheric blocking and weather extremes over the Euro-Atlantic sector – a review”, Kautz, L.-A., Martius, O., Pfahl, S., Pinto, J. G., et al., Weather and Climate Dynamics, 3, 305–336, 2022. DOI: 10.5194/wcd-3-305-2022
- [B.5] “HESS Opinions: From response units to functional units: a thermodynamic reinterpretation of the HRU concept to link spatial organization and functioning of intermediate scale catchments”, Zehe, E., Ehret, U., Pfister, L., Blume, T., Schröder, B., Westhoff, M., Jackisch, C., Schymanski, S. J., Weiler, M., Schulz, K., et al., Hydrology and Earth System Sciences, 18, 4635–4655, 2014. DOI: 10.5194/hess-18-4635-2014



