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Perché le imprese economico-finanziarie di Trump, in particolare il recente “Accordo Trump-Rodriguez”, potrebbero essere l’innesco di una catastrofe globale (4/4)

settembre 5, 2026

L’offensiva degli ambientalisti per stroncare l’accordo

Organizzazioni di avvocati ed esperti climatici stanno preparando azioni legali internazionali (cfr. Georgetown Law e Drilled, gennaio 2026); esse sostengono che il cambio di regime forzato dagli Stati Uniti in Venezuela (la destituzione di Nicolás Maduro) e la successiva appropriazione delle risorse petrolifere vìolino non solo la sovranità nazionale, ma anche il diritto ambientale internazionale, poiché l’accordo impone una massiccia accelerazione delle emissioni globali.

Gruppi di attivisti finanziari stanno portando la battaglia direttamente nelle assemblee generali delle banche e dei fondi d’investimento americani che dovrebbero finanziare i 100 miliardi di dollari necessari per l’impresa. L’obiettivo è bloccare il flusso di capitali applicando i criteri ESG (Environmental, Social, and Governance), dimostrando che finanziare il petrolio più carbonico al mondo esporrà le banche a perdite miliardarie e a danni d’immagine irreparabili.

Poiché il governo venezuelano e la compagnia di Stato PDVSA hanno smesso da anni di tracciare ufficialmente i disastri ecologici, la ONG Global Witness ha iniziato a utilizzare avanzati strumenti satellitari. Tra il 2025 e l’inizio del 2026, hanno già tracciato e documentato oltre 504 fuoriuscite di petrolio ed ecocidi nel solo Lago di Maracaìbo. Gli ambientalisti usano questi dati in tempo reale per mostrare al pubblico globale l’impatto distruttivo delle infrastrutture che gli USA vogliono rilevare.

Global Witness (gennaio 2026) ed altre organizzazioni simili (RMI, Rocky Mountain Institute) stanno “martellando” l’opinione pubblica con dati scientifici precisi: l’industria petrolifera in Venezuela emette già oggi sei volte la media globale di metano per barile estratto a causa di perdite e impianti (AIE/IEA, maggio 2026). Gli attivisti usano questa statistica per dimostrare che l’accordo non è una transizione energetica, ma un attentato diretto al clima planetario.

Gli attivisti stanno inoltre fornendo supporto legale e logistico alle comunità indigene della fascia dell’Orinoco e delle regioni nord-orientali, i cui territori e fiumi incontaminati sono minacciati dalla deforestazione e dall’inquinamento da metalli pesanti derivanti dalle trivellazioni. L’obiettivo è aprire contenziosi legali interni basati sulla violazione dei diritti dei nativi per bloccare fisicamente l’apertura dei cantieri.

Dal cinismo allo scetticismo delle Multinazionali del Petrolio

Le multinazionali del petrolio (Big Oil) conoscono perfettamente i rischi tecnici e ambientali, ma la loro propensione al rischio dipende dalla protezione politica ricevuta; il loro è uno scetticismo di comodo.

  • Alcune compagnie stanno sollevando forti dubbi sull’operazione. Emblematiche sono le dichiarazioni del CEO di ExxonMobil, Darren Woods, il quale ha apertamente definito il Venezuela “non investibile” (uninvestable). Molti manager temono che la totale instabilità politica residua, la presenza di gruppi armati sul territorio (colectivos) e lo stato disastroso della rete elettrica rendano i 100 miliardi di investimenti privati un pozzo senza fondo, col rischio di trasformarsi in asset incagliati (investimenti persi prima di rendere).
  • Compagnie come Chevron o i colossi dei servizi petroliferi sanno che il greggio venezuelano è “sporco” e che le infrastrutture locali rilasciano quantità record di metano. Tuttavia, non si muovono alla cieca: si sono mosse solo dopo che l’amministrazione Trump e il governo ad interim di Delcy Rodríguez hanno riscritto la legge sugli idrocarburi (Organic Hydrocarbons Law), garantendo concessioni secolari (100 anni), sconti fiscali e la possibilità di arbitrati internazionali. Per loro, lo scudo geopolitico del governo USA compensa il rischio di fallimento tecnico.

Conclusione

Considerando che da quando per la prima volta le conseguenze autodistruttive di questo folle Modello di Sviluppo sono state pubblicate (1971) quasi nulla o molto poco è stato fatto per una conversione prima ideale e poi pratica e che stiamo qui oggi ancora a discutere di Tipping Points e di quanto potremmo differire la conversione senza ancora innescare il grilletto della distruzione totale mentre i ghiacciai muoiono, le alluvioni aumentano, la temperatura cresce e le differenze stagionali sono stravolte, l’unica cosa che ancora può indurre meraviglia è proprio il cinismo delle Forze che governano la politica statunitense, la loro indifferenza per il Pianeta quando il loro interesse immediato rischia di essere compromesso dalla sua stessa incoscienza e arroganza.

Fine della IV parte

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