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AAA Asteroidi ogni tanto trovansi

marzo 13, 2012

«Febbraio 2040: un asteroide potrebbe colpire la Terra»

La probabilità d’impatto attuale dell’oggetto di 140 metri di diametro calcolata dagli specialisti è di 1/625

(Fonte: Corriere della Sera, 13 Marzo 2012)

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Nel 18° capitolo di “La Settima Piramide (Oltre Eden)” riportai le tabelle NASA degli avvicinamenti previsti dal 2011 fino al 2020. Tali tabelle, che elencavano circa 400 avvicinamenti a meno di 1 U.A. in 10 anni (=1 Unità astronomica=~150Mlkm),  hanno subito variazioni nel corso degli anni successivi, diversi avvenuti a metà della distanza prevista. Dopodiché annotai quanto segue:

«Un dato da notare circa le tabulazioni degli “incontri ravvicinati” è che i dati in esse contenuti sono suscettibili di variare con le nuove osservazioni. Ad esempio, se si guarda una lista più recente vi si potrà vedere che l’incontro con 2001 GP2, previsto per il 4 Ottobre 2020, non sarà più a 0,007977 UA, ma a circa 0,0035 UA, ossia a circa metà distanza. Parimenti, circa l’incontro con 2002 NT7 (indice di rischio per la prima volta positivo sulla Scala Palermo; NdR), previsto, come già detto dal precedente articolo del 2002 (La Stampa del 25 Luglio, Maurizio Molinari, corrispondente da New York; NdR), per il Febbraio del 2019, non ci sono ancora sentenze definitive, contrariamente a quanto promesso dalla NASA. Da ciò deriva qualche perplessità circa l’assicurazione dei circoli scientifici che “la probabilità che uno di questi oggetti colpisca la Terra nel prossimo futuro è pressoché zero”, oppure che sia “estremamente improbabile che un oggetto non ancora scoperto colpisca la Terra nei prossimi 100 anni”. Tra l’altro, se non è ancora stato scoperto, su che basi se ne esclude la possibilità della collisione con il nostro pianeta, visto che le collisioni periodiche sembrano essere un dato fisiologico dell’Economia cosmica?!» 

La “Saga dell’Asteroide” è quindi ben lungi dall’esser finita (ispirazione appropriatissima dal fantastico serial TV DUNE, tratto dal romanzo di Frank Herbert e con la partecipazione straordinariamente straordinaria del nostro Giancarlo Giannini: “The saga of Dune is far from over”) e a noi non resta che aspettare e sperare … in qualche intervento alieno alla Star Trek “The Paradise Syndrome”, visto che qui sulla Terra sembra più importante farsi le guerre e decimare le popolazioni con altri balordi sistemi piuttosto che studiare a fondo i misteri del Cosmo per capire in che modo si può deviare quei corpi senza aprire buchi neri anche in camera da letto. In ogni caso e perlomeno, non possiamo fare a meno di rilevare che questo problema delle pietre volanti a 30-40.000Km/h e oltre occupa sempre più spazio nelle nostre cronache, scientifiche e fantascientifiche, anche se continua a fare sempre meno scalpore di microcose come il “Bosone di Higgs”, l’intrigante “particella” che una certa censura giornalistica ha trasformato da “Goddamn particle”, com’era stata battezzata dall’impaziente Leon Lederman, in “Particella di Dio” (non sentivamo la mancanza di questo genere di sciocche associazioni).

Quando la Scienza è piegata dal Pregiudizio, alias: davvero la mappa di Piri Re’is NON ha alcunché a che fare con l’Antartide?!

febbraio 10, 2012

E’ del 2000 un articolo sulla Mappa di Piri Re’is apparso sul Corriere.it, del quale riporto qui un brano sostanziale: Charles Hapgood, membro della Royal Geographic Society e insegnante di scienze al Keene College nel New Hampshire, avanzò la stravagante ipotesi che le terre raffigurate nella parte bassa della mappa raffigurassero le coste dell’ Antartide libere dai ghiacci, disegnate da antichissime popolazioni in grado di sorvolare il continente. In sostanza, si ipotizzò che Piri Re’is avesse disegnato la sua mappa copiando un misterioso antichissimo documento. L’ ipotesi di Hapgood prese «valore scientifico» quando lo studioso ricevette una lettera dall’ Aeronautica degli Stati Uniti a cui aveva inviato copia della mappa per una valutazione. Nello scritto, a firma di Harold Ohlmeyer, Comandante dell’ 8th Reconnaissance Technical Squadron, si legge, tra l’ altro: «La pretesa che la parte inferiore della mappa ritragga la Costa della Principessa Martha nella Terra della Regina Maud in Antartide è ragionevole. Il dettaglio geografico riportato nella parte meridionale della mappa coincide in maniera stupefacente con i risultati del profilo sismico tracciato dalla Spedizione Antartica inviata dalla Svezia, dall’Inghilterra e dalla Norvegia nel 1949. Ciò dimostra che le linee costiere sono state cartografate prima che fossero ricoperte dalla coltre di ghiaccio». Hapgood stesso però, fece notare che «piccole» discrepanze tra l’ ipotetica carta originale della costa antartica priva di ghiacci e la carta di Piri Re’ is, erano dovute ad errori di copiatura e così lo stesso Hapgood si prese la briga di «correggere» diverse incongruenze. Ma sia Hapgood che Ohlmeyer commisero grossolani errori nella loro interpretazione. Uno sopra tutti: entrambi dettero per scontato che la topografia dell’ Antartide rimane invariata sia nel caso che il continente sia o no coperto dai ghiacci. Ciò non può essere vero.  Se anche solo una parte dei ghiacci antartici si sciogliessero, le acque degli oceani si alzerebbero di decine di metri e le linee di costa cambierebbero drasticamente; inoltre, se liberata dal peso dei ghiacci, l’ Antartide si solleverebbe cambiando comunque le linee di costa. Le ricerche scientifiche, d’ altra parte, permettono oggi di affermare che le coste antartiche sono coperte dai ghiacci da almeno 14 milioni di anni a questa parte. La «presenza dell’ Antartide» sulla carta di Piri Re’is la si può comunque spiegare. Probabilmente L’ Ammiraglio avrebbe potuto seguire la tradizione di alcuni cartografi che, a cominciare dall’ inizio del 15mo secolo, indicavano un’ immensa massa di terra, posta a sud del mondo, che collegava l’ Africa all’ Asia. Partendo dal fatto che circa 1600 chilometri della linea costiera sudamericana, al di sotto del Rio de la Plata, sono omessi e la linea costiera piega a est, si può ipotizzare che la costa sudamericana «mancante» sia stata in realtà solo curvata verso est, proprio per «descrivere» la terra che i geografi dell’ epoca ipotizzavano tra l’ America e l’ Africa. La netta rotazione verso est della costa sembra peraltro sottolineata dal semicerchio che la linea costiera disegna verso il margine inferiore sinistro della mappa. In effetti, il tratto interpretato come «costa antartica» presenta una certa somiglianza con l’ attuale costa orientale del Sud America, dal Rio de la Plata fino alla Terra del Fuoco. In conclusione, la pretesa «costa antartica» è molto probabilmente il Sudamerica, «piegato» alle aspettative dell’ epoca.”

Nella prima edizione del mio libro nel 1998 ebbi modo di esaminare le evidenze relative alla famosa Mappa dell’Ammiraglio Piri Re’is. Le mie conclusioni furono largamente un’anticipazione dell’Articolo citato qui sopra. Differenze permangono là dove l’Articolo pretende di forzare che la continuità tra la Terra del Fuoco e quella che Harold Ohlmeyer ipotizzava fosse la Terra di Graham sia invece una strana “curvatura” del profilo della parte finale dell’America meridionale verso Est. Suffragare tale deduzione affermando che quel tratto di mappa “assomiglia” al profilo costiero più meridionale dell’America appare alquanto semplicistico. Dalla figura sotto si vede infatti che il profilo costiero, ad onta delle numerose approssimazioni nella Mappa, non solo non “assomiglia” ma “è” quello che dovrebbe essere, non è affatto “curvato” verso Est e termina dove ci si aspetta che termini; inoltre, che subito dopo c’è una forma peninsulare che non può essere in alcun modo identificata col lato Ovest  della punta (da un latola mappa è chiaramente “atlantica” e dall’altro non si vedrebbe perché mai alla eccezionale precisione del profilo costiero meridionale perlomeno dal Golfo San Jorge fino a quel punto dovrebbe corrispondere una simile “castroneria” più sotto) e che dunque necessita di altra “spiegazione”.

Comunque, le varie valutazioni mi portarono ad affermare  che per quanto riguarda quella parte di Mappa essa di certo “.. fu fatta sulla base d’informazioni di seconda mano ed incomplete ... le extrapolazioni ne minano severamente l’attendibilità e, per quanto sensazionale sia la mappa in sé, non consentono certo di affermare che essa dipinge i tratti costieri dell’Antartide come dovevano essere 9-10.000 anni fa. Quel che è certo invece è che essa rappresenta le coste americane, africane e parte di quelle antartiche con l’informazione sostanziale che esse sono state esplorate prima del 1513″ [cfr.: “La Settima Piramide(Oltre Eden)”, Cap. 5.1].

Assai fantasiose erano poi le tesi che le coste dell’Antartide sarebbero state osservate prive di ghiacci in un tempo successivo alla fine della glaciazione di Wurm o che l’Antartide fosse un tempo dislocata a latitudini tropicali “… i ghiacciai antartici sembrano retrodatabili di almeno 7 m.a. in base a stime effettuate su “prodotti vulcanici associati a depositi morenici” (cfr.: “Geologia e Paleobiologia dell’era glaciale”; A. Malatesta, pag. 74); il paleomagnetismo fornisce stime ancora più antiche sulla condizione dell’Antartide. In base ad esso, l’Antartide sembra essere rimasta in posizione polare a partire da almeno 120 m.a. fa (cfr. Appendici, 22.1.2 e relativa bibliografia)” [cfr.: “La Settima Piramide(Oltre Eden)”, Cap. 5.1].

Le mie valutazioni, tenuto conto anche di testimonianze collaterali, mi portarono alle conclusioni sinteticamente descritte nel primo WEBSITE e in questo BLOG alla pagina “Dalla Palestina alla Mappa dell’Ammiraglio Piri Re’is”, vale a dire a ipotizzare che detta Mappa, nella fattispecie della parte più meridionale, sia stata parzialmente costruita su frammenti di informazioni risalenti a gente che aveva davvero esplorato i tratti costieri dell’Antartide più vicini al Sud-America  nel quadro di esplorazioni del tutto non ufficiali, che precedettero di parecchio la “conquista” di Cristoforo Colombo e realizzabili da gente non priva di mezzi finanziari e tanto fortemente motivata quanto i Templari, la cui pratica Esoterica aveva tratti di unione fortissimi con l’Antica Tradizione sciamanica, poi evolutasi in Metafisica organica in più parti del Mondo, conosciuto e non. I frammenti di informazione non bastarono a includere il Canale di Drake ed ecco come mai la Mappa assunse la forma che conosciamo.

 

Quanto poi al legame tra l’Antartide e l’Isola Atlantide di Platone, suggerito da diversi autori, alcuni dei quali propensi anche a rivoltare la Terra e a trascurare la Geologia, la Paleontologia e l’Antropologia pur di sostenere quest’idea, analogamente a quanto altri hanno fatto per sostenere le macchine volanti di 9.000 anni fa, io dimostro che è altamente probabile che ogni legame derivi più semplicemente e razionalmente dalla Migrazione che portò uomini non già di 9.000 bensì di 12.000 anni fa dal Pacifico all’Atlantico attraverso il Canale di Drake e poi su per le coste dell’America meridionale fino a raggiungere il Mare Nostrum e le coste dell’Africa settentrionale inoltrandosi dalla foce del Rio delle Amazzoni verso Nord-Est e le coste dell’attuale Mauritania. Moltissimi elementi guidano verso la conclusione che quei migranti possano aver temporaneamente colonizzato la Terra di Graham piuttosto che una inospitale Terra del Fuoco e  consentono di distinguere tra ciò che nel Timeo e in altre fonti, come la Torah, è Storia e cosa invece è Mito e di concludere che a guidare i Templari in quella direzione siano stati brandelli di memoria millenaria da loro “dissotterrati” in Medio Oriente e forse finanche più oltre.

It’s a big ass Sky!

febbraio 6, 2012

Anche l’Ue partecipa alla protezione dagli asteroidi

(cfr.: Corriere della Sera)

La Commissione Europea ha staziato 4.000.000€.

Anche l’Ue partecipa alla protezione dagli asteroidi

NeoShield: progetti in prospettiva contro il pericolo di impatto di Apophis il 13 aprile 2036

(da Nasa)

Contro gli Asteroidi pericolosi per la Terra scende in campo anche l’Unione Europea. La Commissione di Bruxelles ha infatti stanziato una somma di 4.000.000€ per uno studio della durata di 3 anni e mezzo e battezzato NeoShield. La settimana scorsa il gruppo di 13 scienziati di vari Paesi che coordinano l’operazione si è riunito a Berlino per discutere in contenuti. Lo scopo è analizzare tre tipi di intervento per deviare la traiettoria del corpo celeste evitando che cada sul nostro pianeta.

TRE METODI – Il primo metodo considerato è l’invio di una sonda spaziale da far schiantare sull’asteroide o sulla cometa: l’impatto provocherebbe uno spostamento. In tale direzione era orientato anche lo studio dell’Esa «Don Chisciotte» elaborato da qualche anno. Il secondo metodo è noto come «trattore gravitazionale». La sonda si avvicinerebbe e la forza gravitazionale espressa dalla sua massa attirerebbe il corpo celeste deviandone la corsa. In questo caso i tempi sono lunghi; per ottenere effetti utili sarebbero necessari persino alcuni anni date le deboli forze in gioco. Il terzo metodo all’esame è quello più contestato e il meno accettato perché immagina di far esplodere sull’Asteroide o nelle vicinanze un ordigno nucleare che lo annienti. I soli problemi del lancio fanno venire i brividi, anche se ci sono pronti nei silos di tutte le superpotenze centinaia di missili già caricati con armi nucleari.

OTTOMILA CORPI CELESTI – Tutte e tre le ipotesi sono già ampiamente analizzate da qualche anno sia negli Stati Uniti (se ne occupa persino il Pentagono) sia in Russia e quindi sarà interessante vedere che cosa di nuovo propongono i ricercatori europei. Gli interessi sono concentrati in prospettiva verso un intervento sull’Asteroide Apophis che incrocerà l’orbita terrestre il 13 aprile 2036. Ma al di là di questo obiettivo, il problema esiste più in generale perché finora gli asteroidi censiti che si avvicinano alla Terra sono 8.550 mentre quelli superiori al chilometro di diametro sono 840. Ma bisogna tener conto che talvolta si scoprono all’improvviso corpi vicini prima sconosciuti e sfuggiti a ogni osservazione. È accaduto anche la settimana scorsa e il piccolo asteroide è transitato a 60 mila chilometri da noi, ben al di sotto dell’orbita lunare. Quindi che sia necessario fare qualcosa è fuor di dubbio.

Come si dice, NON E’ MAI TROPPO TARDI! Nondimeno, la parte più interessante dell’articolo è quella che pone in rilievo quanto da me affermato a proposito del rischio di Impatto nella parte finale di “La Settima Piramide (Oltre Eden)” (cap. 18), ossia che il peso di ciò che non si sa e che non è stato schedato è molto maggiore di quello che si sa e che è stato in qualche modo analizzato. L’Universo ha un sedere molto grande e nessuna  montagna di miliardi sarà mai abbastanza per coprirlo tutto. ERGO, la questione torna ad essere prepararsi per tempo ad affrontare alla svelta e con intelligenza una minaccia come quella che in un tempo più o meno  prossimo sarà rappresentata da un Asteroide di diametro quasi certamente inferiore a 1km, in rotta di collisione con la Terra alla ragguardevole velocità di 30.000km/h [cfr.: “La Settima Piramide (Oltre Eden)”, cap. 18].

Deviarlo?! Con quale martello/calamita/scudo gravitazionale si dirotta efficacemente ed intelligentemente, ossia senza provocare una catastrofe cosmica, una massa di miliardi di tonnellate che viaggia a quella velocità?!

Distruggerlo? Con quale sistema si potrebbe mai polverizzare efficacemente ed intelligentemente una massa di miliardi di tonnellate che viaggia a quella velocità?!

Non è per gioco che gli Antichi ci abbiano voluto avvisare di queste eventualità molte migliaia di anni fa, ma di certo è per un gioco perverso che i posteri hanno voluto ignorarne gli avvertimenti finché è diventato molto probabilmente troppo tardi per provvedere nel modo migliore.

Il Ponte di Bering passaggio “da” Nord-Ovest

febbraio 6, 2012

I nativi americani sono originari dagli Altaj

(cfr. Corriere della Sera)

Identificata la zona nell’Asia centrale da cui sono partite le ondate migratorie per le Americhe.
I nativi americani (pellerossa, Maya, Incas, Aztechi e altri) derivano da popolazioni asiatiche che intorno a 20-25 mila anni fa – in piena era glaciale – iniziarono a migrare nella Siberia orientale e poi attraversarono lo Stretto di Bering per colonizzare le Americhe. Questo è conosciuto da tempo, ma non era chiaro da quale zona dell’Asia fossero partiti. La regione nella quale erano insediati ora è stata identificata da una ricerca dell’Università della Pennsylvania: provenivano dall’area appena a sud dei Monti Altaj, all’incrocio tra i confini di Mongolia, Cina, Russia e Kazakistan.
Lo studio, guidato dall’antropologo Theodore Schurr, è stato recentemente pubblicato su American Journal of Human Genetics e si basa su comparazioni genetiche tra varie popolazioni asiatiche e diversi gruppi di nativi americani. L’analisi è stata effettuata sul Dna mitocondriale, che è ereditato per linea materna, e il Cromosoma Y, che invece passa di padre in figlio. Proprio su quest’ultimo è stata identificata una mutazione che è posseduta soltanto dai nativi americani e dalle popolazioni degli Altaj meridionali. Anche il Dna mitocondriale è simile tra le due popolazioni, e in parte anche con quelle degli Altaj settentrionali.
Calcolando inoltre l’intervallo di tempo intercorso per arrivare alle attuali differenze genetiche tra nativi americani e Altaj del sud, Schurr e il suo gruppo hanno visto che le linee genetiche hanno iniziato a divergere significativamente circa 13-14 mila anni fa, un periodo successivo e compatibile con il passaggio in America dalla Siberia che si suppone avvenuto tra 15 mila e 20 mila anni fa, probabilmente in più ondate migratorie.

L’articolo qui sopra è una conferma ulteriore del quadro sinottico esposto nella pagina Antropologia del BLOG, tratta da “La Settima Piramide (Oltre Eden)”. Per quanto l’Articolo trascuri la componente Melanesiana della colonizzazione dell’America meridionale nel settore occidentale (Perù, Cile), attribuendo la popolazione delle Americhe esclusivamente al flusso migratorio dal Nord-Est asiatico, nondimeno esso è congruente con i dati paleontologici ed archeologici riferibili al resto del Continente americano (America del Nord e centrale e Brasile).

Quando il Sahara divenne pluviale

novembre 10, 2011

È del 9 Aprile del 2004 un Reportage del Corriere della Sera su una Spedizione archeologica italiana nel Sahara libico-algerino in cerca di dati sulle mutazioni climatiche sahariane e sui loro effetti sulle popolazioni africane (Un. La Sapienza, Roma).

Le conclusioni sono riprodotte nel diagramma qui sotto, in cui le epoche sono però riportate per comodità secondo il calendario moderno (a.e.v.= avanti l’evo volgare). 

 

Il Reportage attribuisce la prima fase della mutazione all’arrivo di Monsoni di origine atlantica meridionale, che avrebbero portato piogge tali da determinare una crescita esponenziale di vegetazione e in conseguenza l’arrivo di popoli cacciatori al seguito degli animali, primi nuclei della Civiltà sahariana, che avrebbe poi visto alterne vicende nel corso dei secoli successivi.

Lo scenario che si trae dal diagramma pare quello di una mutazione progressiva, ancorché forte, tra l’11000 e il9000 a.e.v., più o meno in corrispondenza della fine dell’ultima glaciazione e l’inizio dell’interglaciale attuale.

Quello che è interessante in questo scenario è che il periodo tra il 10000 e il9000 a.e.v. è anche quello che, secondo “La Settima Piramide (Oltre Eden)”, corrisponde all’Impatto responsabile della catastrofe atlantica (o atlantidea), il quale, siasi verificato sul Ghiacciaio Laurentide (cfr. articolo precedente) o in pieno Atlantico, avrebbe avuto come effetto collaterale un periodo di intensa copertura del cielo con precipitazioni di lunghissima durata. D’altra parte è questionabile come potrebbero dei normali Monsoni, che sono per loro natura dei venti tropicali stagionali, ossia periodici, ottenere lo straordinario effetto di tropicalizzare il Sahara (periequatoriale), a meno di perturbazioni che abbiano avuto l’effetto di sovvertire la circolazione atmosferica nel lungo periodo.

I Proto-Polinesiani hanno rapidamente colonizzato il Pacifico

novembre 6, 2011

Si tende troppo facilmente a stabilire e mantenere dei “distinguo” tra i grandi Miti dell’Antichità, come se sulla Terra fosse possibile tracciare dei confini netti tra questo e quello, come se non facessimo parte di un Continuum spaziotemporale in cui gli interlacciamenti sono inevitabili e creano  successioni incessanti di causa-effetto laonde è più che giustificata la metafora del battito d’ali della farfalla che in un attimo provoca una conseguenza più o meno clamorosa dall’altra parte della Terra.

Perché MU e Atlantide dovrebbero essere 2 realtà separate anziché strettamente imparentate?! La Tesi che ho sostenuto in “La Settima Piramide (“Oltre Eden”) è infatti proprio questa. Si tratta, come al solito, di estrarre dalle nebbie del Mito qualche visione che abbia un minimo di fondamento reale, il che esclude ovviamente aerei di 12.000 anni fa e leggendarie guerre intercontinentali per proporre invece una Storia di espansione, di colonizzazioni successive, di migrazioni dal Pacifico, grande crocevia planetario, verso l’Atlantico in una logica di Ritorno che è la sostanza di ogni cosa che avviene nel Cosmo, dal Micro al Macro.

Nel Dicembre 1999, 1 anno dall’uscita di “Oltre Eden”, trovai quest’articolo su Science, Vol 286; lo ripropongo qui perché è assai significativo. 

«Gli Antenati degli antichi Polinesiani occuparono le isole del Pacifico orientale soltanto poche migliaia di anni fa, ma gli Antropologi hanno a lungo discusso sul da dove provenissero. Anche dopo attento esame di ossa, sangue, DNA, vasellami, linguaggi i ricercatori sono rimasti divisi. I Genetisti prevalentemente argomentano che Proto-Polinesiani navigatori originarono in Asia sud-orientale e poi mossero verso le isole a Est, invadendo poi lungo il percorso la Melanesia nel Pacifico occidentale. Gli Archeologi in prevalenza invece argomentano che gli antichi Polinesiani originarono nella stessa Melanesia, culla di diversità per 45.000 anni. Ora, i genetisti hanno combinato dati genetici (DNA) con dati linguistici melanesiani per concludere che l’Arcipelago fu solo una stazione di passaggio. L’Articolo, apparso lo scorso mese su American Journal of Physical Anthropology “.. aggiunge nuovi dati genetici primari di grande importanza ed è fortemente consistente con un’invasione molto veloce, talora definita modello del  ‘treno espresso'” ha detto Patrich Kirch, un Antropologo dell’Università di Berkeley in California

D’altra parte, l’Archeologo John Terrel del Field Museum di Chicago si dice confuso dal fatto che si semplifichi la questione “riducendola ai due soli popoli Melanesiano e Asiatico sudorientale e a due sole migrazioni, mentre la faccenda è estremamente più complessa, interessante e significativa”. D. Andrew Merrywether dell ‘Università del Michigan afferma che ” .. le isole sono un crocevia critico per spiegare dove la gente ha incrociato e da dove proveniva”. Le lingue parlate riflettono tale complessità … A mano a mano che il quadro si fa più chiaro, i ricercatori mettono alla prova altri interrogativi, tipo perché la Melanesia è così incredibilmente varia. “Parliamo di relazioni estremamente complesse .. che riflettono le influenze di parecchie migrazioni in epoche diverse” afferma Jonathan Friedlaender dell’Università del Tempio di Filadelfia, Pennsylvania, “.. e la genetica continua a farsi beffe della Storia”». 

(Fonte: Science, vol 286, Dec. 10th, 1999)

Cambiamenti climatici nel Deserto Atacama

novembre 4, 2011

Quel che segue è una mia traduzione dall’Inglese di parti dell’articolo omonimo apparso nell’Autunno del 1998 su “GeoSciences NewsLetter” del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università dell’Arizona, autore Jay Quade. Lo inserisco perché è un preciso riferimento all’epoca che interessa questo BLOG; l’area è il Cile settentrionale.

” … un paragone prossimo del Deserto Atacama è la superficie di Marte, dove non esiste nulla, né piante né animali di qualsivoglia genere né evidenza di recente presenza di acqua. A Calama (2450 mt di altitudine, 100.000 abitanti) non piove mai. Come su Marte, tuttavia, ci sono prove che in determinate zone del Deserto le cose non sono sempre state così. A altitudini inferiori a quelle in cui oggigiorno si hanno precipitazioni (ca 2700 mt) ci sono dei crinali scavati da canali oggi sepolti sotto le sabbie mobili, prova particolarmente forte di cambiamenti climatici che hanno comportato piogge e alluvioni così come presenza di vegetazione nell’Assoluta desolazione dell’Atacama … Prove di consistentyi mutamenti climatici sono noti agli Archeologi cileni da qualche tempo. Per esempio, gli antichi Indigeni appaiono improvvisamnete nella regione circa 10.500 anni fa (le datazioni con C14 sono 10% in difetto rispetto al calendario per quest’epoca) … Julio Betancourt ha elaborato datazioni C14 per alcuni dei depositi fossili, ottenendo 12.000-8.000 anni C14 fa, trattandosi invariabilmente di piante che oggi esistono a altitudini maggiori. Quindi, secondo mgli standards dell’Atacama c’erano buone condizioni quando gli uomini sono arrivati qui per la prima volta all’epoca della fase “umida”, ma tali condizioni terminarono con un pressoché totale abbandono delle aree meridionali tra 8.000 e 3.200 anni C14 fa, il Silenzio archeologico, come è definito dagli Archeologi cileni …”

L’Epoca “umida” alla quale l’articolo in questione si riferisce sarebbe dunque circa il 9550 a.e.v., non molto distante da quel 9.650 di cui parlo in relazione all’Evento da impatto principale, ossia quello che costrinse gli Atlantici (o Atlantidi che dir si voglia) a emigrare verso Est in cerca di aree dove fosse possibile avere un nuovo inizio.

A supporto della Tesi sulla Responsabilità degli Impatti nell’Evoluzione della Specie umana

ottobre 23, 2011

Nel 1999, l’anno in cui uscì la prima Edizione del mio lavoro, allora ancora col vecchio titolo “Oltre Eden”, uscì anche un articolo a cura di Emilio Spedicato, Università di Bergamo, sull’argomento in oggetto. L’articolo, scritto in Inglese, citava precedenti pubblicazioni sulla materia in questione e lavori di Immanuel Velikovsky risalenti agli anni ’50, oltre ad altre fonti. Dal Sommario: “Passiamo in rassegna recenti ritrovamenti di collisioni catastrofiche tra la Terra e Comete o Oggetti Apollo con particolare attenzione agli effetti climatologici. Discutiamo l’Ipotesi che l’ultima glaciazione fu attivata da una collisione continentale e fu terminata da una oceanica (il più recente periodo glaciale è iniziato circa 110.000 anni fa ed è terminato intorno al 9.600 – 9.700 a.e.v.; NdR). Proponiamo che durante la glaciazione condizioni climatiche sufficientemente buone permisero lo sviluppo di civiltà di alto livello alle basse latitudini. La Storia platonica di Atlantide è interpretata come una descrizione essenzialmente corretta di una Potenza politica attiva nel periodo finale dell’ultima glaciazione. Sono offerti argomenti per l’identificazione di Atlantide con Hispaniola. La catastrofe che distrusse la civiltà Atlantidea è identificata con la collisione oceanica che pose fine alla glaciazione. Proponiamo inoltre una nuova interpretazione delle storie diluviane della Bibbia e dell’epica di Gilgamesh e delle origini della civiltà Camuniana”.

Trovai quest’articolo dopo la fine della mia ricerca e lo trovai interessante e confortante perché da un lato sosteneva decisamente l’esistenza delle discontinuità evolutive nella Storia dell’Uomo di cui ho scritto nell’Introduzione al mio libro, dall’altro rinforzava altrettanto decisamente la tesi che tali discontinuità fossero dipese da eventi catastrofici di origine extraterrestre, ossia la conclusione che per me è una conclusione logica estraibile dagli elementi della Memoria storica suffragata dai dati scientifici sperimentali.

L’articolo si spendeva molto sul tema degli Oggetti Apollo e delle Comete, sulla loro genesi e sulle loro caratteristiche orbitali, talché si può parlare di periodicità degli Impatti di varie classi, come anch’io scrivo nel mio lavoro sulla base di testimonianze scientifiche. Inoltre, esso riconosceva come me sia nella mitica catastrofe “atlantidea” sia nel Diluvio biblico estremi sufficienti per parlare di Impatto cosmico.

La mia Tesi, che si basa sostanzialmente sull’analisi dei Miti e dei Sistemi metafisici mondiali e poi effettua un confronto interdisciplinare con evidenze appartenenti alle discipline più comunemente definite “scientifiche”, porta però a conclusioni in parte diverse: ad esempio in “Oltre Eden” e poi in “La Settima Piramide”, il tema della localizzazione dell’Atlantide è considerato irrilevante nel momento in cui si può dimostrare che è altamente probabile che si stia parlando di una Civiltà diffusa, distribuita, senza un centro politico del genere di quello di cui si parla nel Timeo e nel Crizia, ma con determinate caratteristiche etiche di altissimo livello, una civiltà ormai atlantica, ma di più probabile origine australe, più precisamente dall’Oceano pacifico attraverso il Canale di Drake. Curioso che in quell’articolo, mentre si sosteneva Platone al 100%,  d’altro canto si ammettevano errori solo per una parte del discorso ossia quella concernente l’ubicazione della mitica Isola. Ora anch’io considero reali le “extrapolazioni platoniche”; ciò è infatti assai più che comprensibile se si tien conto che si sta parlando di testi redatti nel VI secolo a.e.v. su nozioni apprese in Egitto un secolo prima e a proposito di eventi di 9.000 anni ancora indietro e in un contesto in cui si sta cercando un modello politico da proporre alla Grecia contemporanea. Nondimeno, ciò deve indurre a concentrarsi sull’essenza del discorso e quell’essenza non è certo nella definizione di un’Isola organizzata come SusaBabilonia 10 millenni prima dell’era volgare, o in un’Isola grande quanto Libia e Asia (Minore) messe insieme. Dire poi che una tale Atlantide dovrebbe stare 60 metri sotto la superficie del mare presso Hispaniola è strano perché una struttura importante come quella non sfuggirebbe a lungo nemmeno alla ordinaria opinione pubblica e oggi la scoperta sarebbe cantata come l’evento più importante di tutta la Storia dell’Umanità. Viceversa, è certo che insediamenti concreti di origine pre-atlantidea e/o atlantidea siano davvero finiti sott’acqua dopo la catastrofe, come testimoniano i reperti di Bimini o quelli di Okinawa (piramidi o non piramidi) etc…., ma quando ormai gli Atlantici (o Atlantidi) erano già da tempo insediati nel Mediterraneo in forza della Migrazione primaria dalla “Terra madre” che aveva possibilmente originato quelle stesse colonie poi sommerse oltreoceano. Infine, l’ultima cosa essenziale sulla quale la mia idea e quella dell’articolo divergono nettamente è l’identificazione del Diluvio biblico con la catastrofe atlantidea, cosa secondo me resa alquanto improbabile dall’incrocio della Genesi con i Dialoghi di Platone ed altre testimonianze classiche, cosa che fa piuttosto e decisamente puntare nella direzione di 2 Eventi da Impatto consecutivi a distanza di circa 1.700 anni l’uno dall’altro e con caratteristiche di massa, ubicazione e conseguenze decisamente diverse.

In ogni caso, di là dalle divergenze, restava la sostanziale uniformità delle due concezioni rispetto al problema nevralgico del gap culturale che fu provocato dalle catastrofi e della regressione culturale. Atlantide è importantissima; capire cosa è accaduto alla fine del Paleolitico è essenziale per noi, perché aiuta a capire che noi non siamo figli di un’Evoluzione ma di un Processo Involutivo, che la nostra Società non è il culmine dell’Homo Sapiens Sapiens (!!!) e il XX Secolo non è il Tempio della Super Scienza e della Super Tecnologia, come a molti piace affermare o credere e ai più è instillato come un dogma, e ciò ci porta agli altri aspetti della Storia che finora non ho mai esposto nell’originario sito WEB né in questo BLOG ma che ho discusso ampiamente nel mio lavoro circa le conseguenze “in origine” di certe mescolanze etniche e culturali e poi delle catastrofi sul modello di sviluppo post day-after, uno sviluppo basato su Tecnologia di basso profilo a spese dell’Ecosistema, altamente invasiva, e,  in totale opposizione agli orientamenti morali dell’epoca aurea, su un’Etica di tipo Caino, la quale, in meno di 10.000 anni, ci ha portato alla situazione peggio che precaria in cui siamo ora, schiavi di idoli, di religioni politiche e di sempre nuove superstizioni, nonostante gli avvertimenti e il lavoro millenario più o meno sotterraneo dei Custodi dell’Antica Tradizione.

A proposito di Eventi da Impatto

ottobre 21, 2011

L’articolo qui sotto è la mia traduzione dell’originale inglese del 2007, ossia di 8 anni dopo la pubblicazione della prima Edizione di “La Settima Piramide (Oltre Eden), dove, dall’analisi delle testimonianze classiche si “deduceva” che intorno al decimo millennio prima dell’era volgare (a.e.v., denominazione più che appropriata) DEVE esserci stato un Evento da Impatto, che, secondo il mio studio, sarebbe poi quello responsabile della mitica “fine” della Tradizione atlantica o atlantidea che dir si voglia. La data precisa, secondo la mia analisi, dovrebbe in verità essere il 9.650 a.e.v., datazione confortata anche dalle ricerche riportate su Nature Vol. 391, 8 Gennaio 1998.

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Nuova Teoria di Impatto cometario nell’Età della Cultura di Clovis

21 Maggio 2007

Sorgente: Università dell’Oregon

Due ricercatori dell’Università dell’Oregon fanno parte di un Team di 26 che propongono una nuova Teoria, cioè che un Impatto extraterrestre, possibilmente una Cometa, ha provocato un Inverno di 1000 anni e spazzato via la Cultura preistorica di Clovis e una varietà di specie animali nel Nordamerica di 13.000 anni fa  (“La cultura di Clovis, detta anche cultura Llano, è una cultura preistorica nativa americana che appare per la prima volta nelle rilevazioni archeologiche del Nord America circa 11.000 anni fa, alla fine dell’ultimo periodo glaciale. La cultura prende il nome dai manufatti trovati vicino a Clovis, nel Nuovo Messico. I siti di Clovis hanno da allora avuto una loro precisa identità rispetto agli altri siti all’interno degli Stati Uniti, così come del Messico e dell’America Centrale.” cfr. Wikipedia; NdR). Questa Teoria è sostenuta dal ritrovamento di uno strato carbonioso non ancora definitivamente spiegato in 50 siti nordamericani del periodo Clovis e che data l’inizio di un periodo freddo conosciuto come Younger Dryas Event. Questi siti ne comprendono parecchi nelle Channel Islands al largo della California, dove gli Archeologi dell’UO Douglas J. Kennett e Jon M. Erlandson hanno condotto le loro ricerche. La Teoria sarà discussa per la prima volta Mercoledì, 23 Maggio al Congresso della Unione Geofisica in Acapulco, Messico. Kennett è quello dei partecipanti disponibile a discutere la Teoria con i suoi omologhi. Il British Journal Nature ha esposto la Teoria per primo nella rubrica delle novità del numero del 18 Maggio. Prima di oggi, membri del Team, incluso il padre di Kennett, James P. Kennett dell’Università di California, Santa Barbara, e Richard B. Firestone del Lawrence Berkeley National Laboratory ufficiosamente avevano presentato la Teoria ai loro colleghi. Douglas Kennett ha esposto i dettagli della Teoria il 19 Maggio in un seminario al completo presso la U.O. in presenza di Erlandson; studenti e membri di Facoltà da Archeologia, Storia dell’Arte, Antropologia, Biologia, Geologia, Geografia, Scienze politiche, Psicologia, hanno “bombardato” Kennett di domande. I Ricercatori propongono che la nota Inversione delle correnti oceaniche mondiali e l’associato raffreddamento globale al quale alcuni scienziati attribuiscono la colpa dell’estinzione di molte specie animali e della fine del Periodo Clovis fu essa stessa l’effetto di un Evento più importante. Mentre una Teoria generalmente accettata sostiene che la fusione glaciale nordamericana fu responsabile dello spostamento delle correnti, la nuova proposta punta all’esplosione di un grosso oggetto extraterrestre sopra il o all’interno del Ghiacciaio Laurentide a Nord dei Grandi Laghi (“Un massiccio ghiacciaio che durante le glaciazioni quaternarie ricopriva centinaia di migliaia di miglia quadrate includendo la maggior mparte del Canada e una vasta porzione degli Stati Uniti settentrionali” cfr. Wikipedia; NdR). “Alte concentrazioni di materiali da impatto extraterrestre si trovano nell’area dei Grandi Laghi e si allargano a partire da lì.”, dice Kennett. “Ciò avrebbe avuto effetti importanti sugli umani. Effetti immediati si sarebbero avuti a Nord e Est, producendo onde d’urto, calore, alluvioni, incendi, riduzione e frammentazione di insediamenti umani.” 

Gli strati carboniosi contengono microsferule, iridio, sferule di carbonio, fullerene (Un allotropo molecolare del Carbonio; NdR) , carbon fossile e fuliggine. Alcuni di tali ingredienti sono stati trovati in tutto il mondo in terreni databili al Limite K-T di 65 milioni di anni fa (il Limite K-T marca la fine del Cretaceo e l’inizio del Terziario, quando si pensa che numerose specie furono cancellate da un Asteroide molto massivo che colpì la penisola dello Yucatan e il Golfo del Messico; NdR). Nella nuova Teoria manca il cratere da Impatto, ma i ricercatori argomentano che un Impatto sopra o dentro il Ghiacciaio Laurentide potrebbe esser stato assorbito poiché fu assai meno intenso dell’Evento K-T. Kennett ha detto che 35 specie animali si estinsero alla fine del Pleistocene, con almeno 15 chiaramente spazzate via intorno a 12.900 anni fa. Ci sarebbero stati importanti slittamenti dell’Ecosistema, costringendo i sopravvissuti del Clovis entro rifugi, specialmente nell’Ovest degli Stati Uniti. “Quello fu un Evento massivo su scala continentale, se non globale.” ha detto Kennett. Lui e Erlandson dicono che stanno valutando i dati paleoindiani esistenti, che Kennett descrive come “indizio di importanti riduzioni e frammentazione della popolazione.”; ma, ha detto Erlandson, “E’ necessario altro lavoro per verificare ulteriormente quest’ipotesi … Occorre rivedere i primi sforzi di ricerca alla luce delle nuove tecnologie che possono stringere gli intervalli temporali del radiocarbonio e, quando i fondi saranno disponibili, si potrà localizzare e studiare nuovi siti ... Acquistando fiducia nella Teoria,” hanno detto ancora Erlandson e Kennett,“ne abbiamo fatto uscire qualche aspetto in discorsi informali per studiarne l’effetto e verificare da che parte stavamo puntando, quali potessero essere le obiezioni iniziali, la qual cosa ci ha aiutato a mantenere la nostra obiettività … L’interesse a perseguire vecchie e nuove posizioni può accendere importanti ondate di interrogativi interdisciplinari e attrarre nuove ondate di studenti interessati.”

Links:

Kennett faculty Web page

Erlandson faculty Web page

11 MAGGIO 2011; DoomsDay o SheBuffaloDay?!

Maggio 11, 2011

«Il Sole dentro i venti gradi del Toro così forte la Terra trema, il grande teatro riempito crollerà, l’aria, cielo e terra, oscurati e turbati, quando l’infedele Dio e i santi invocherà» (NOSTRADAMUS)

 Letteralmente: “Tra il 21 Aprile e il 21 Maggio il Cielo e la Terra saranno oscurati e turbati e chi non credeva in Dio s’appellerà a Dio e ai Santi”.
Non può essere né un Terremoto né uno Tsunami, che possono verificarsi in un bellissimo giorno di Primavera senza alcun impatto meteorologico, ma piuttosto una Catastrofe d’origine cosmica, tipo un Meteor Shower (Sciame meteorico) o un Asteroide, cosa peraltro possibilissima, visto che dal 2000 siamo entrati nella fase a rischio crescente.
Ora, nel periodo in questione l’11 di Maggio è un giorno come un altro, che, dando credito alle visioni mistiche, potrebbe essere previsto con una visione molto ma molto lucida anche 500 anni prima, oppure con l’Hubble 1 giorno prima dell’evento con un po’ di fortuna. In ogni caso,   Bendandi era uno pseudoscienziato non un Malachia e inoltre non ha nulla a che fare con l’11 Maggio, come si apprende da fonte autorevole.
Perciò, all’erta sì, ma con la testa sul collo e tutti i sensi aperti.

Ci fosse un terremoto a Roma sarebbe comunque una stupidaggine puntare l’obiettivo sul Colosseo, perché la zona a maggior rischio è San Pietro, che poggia su terreno prossimo all’area alluvionale del Tevere, dove le onde sismiche si amplificano (tra l’altro, ci sono stati ben 2 terremoti da quelle parti, uno proprio sotto San Pietro e un altro a Castel Sant’Angelo), talché, forse, non tutto il male verrebbe per nuocere, anche se si potrebbero individuare altri obiettivi di maggior interesse civico, tipo Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi e soprattutto Palazzo Grazioli – ma quella è gente così attaccata al proprio culo che potrebbero essere emigrati in Tasmania ieri, giusto in caso e a spese dello Stato, e ci rimetteremmo solo in beni artistici e culturali.
Peraltro, pare che la “Profezia” sia duplice: da un lato il Terremoto di Roma, dall’altro uno TSUNAMI potentissimo dal centro del Tirreno, tra Sardegna e Sicilia.
Vuoi vedere che ‘sta vergogna di Berlusconi ce la togliamo di torno con una bella superonda di 300 metri su Villa Certosa?! non pagheremmo un prezzo troppo alto perché spazzerebbe via anche Ostia, ormai da anni pascolo di Mafia e rackettari d’ogni specie e porterebbe via un po’ della spazzatura di Napoli e della Mafia di Palermo.

Unico vizio: lascerebbe intoccata la Padania! Ve l’immaginate il day after” con Bossi e Borghezio?!

Madre santa, è così sfibrante ‘sta situazione che iersera non ce l’ho proprio fatta a sorbirmi Bersani e soprattutto Sacconi, il quale, con la sua faccia da gerarca di IV categoria faceva l’offeso quando Bersani, preso da un attacco improvviso di Left Pride, ha dato del Bugiardo, anzi del Mentitore, a Berlusconi a proposito della propaganda elettorale anti-PD.
Ho ascoltato, come sempre, Crozza, in realtà un po’ corto iersera, e poi via verso altri lidi.
Terremoto, Tsunami, Asteroide … quale che sia il Cavaliere dell’Apocalisse prescelto, si comincia a pensare davvero che ogni Catastrofe vada bene purché la si faccia finita con ‘sto schifo!
MA NON SARA’ PER OGGI!