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MA CHE AVEVA DA FARE FARE ULISSE NEL TIRRENO?!

agosto 28, 2012

È noto che se prendiamo alla lettera il racconto dell’Odissea quel che ne viene fuori non è una peregrinazione ma un poco credibile garbuglio, assai ben rappresentato dalla figura seguente (Hans-Helmut & Armin Wolf, 1968).

Forse però qualcosa di vero c’è nei racconti del vecchio Aedo e allora, come corollario di “La Settima Piramide”, specificatamente per la parte che vi ho dedicato alla cartografia antica e ai viaggi della remota Antichità nel contesto della questione delle “Colonne d’Ercole”, quell’Antichità troppo spesso giudicata con alterigia dalla più disonesta moderna Tecnocrazia, lo scorso Aprile mi son voluto divertire un poco a indagare la verosimiglianza del racconto sulla base sia dell’Odissea classica sia dei pochi riferimenti oggi immediatamente disponibili su quell’epoca, cioè sul XIII secolo a.e.v.. Quali parti del racconto possono essere Storia e quali pura fantasia?! Cosa ci può essere di volta in volta dietro l’infantile “capriccio degli Dèi”?! Non posso qui neanche riepilogare l’esercizio che ho svolto, anche se svolto in 19 pagine soltanto per puro divertimento e provocazione, perciò riporto solo la conclusione, descritta nella figura qui sotto.

Come ho scritto in “La Settima Piramide” e anche in qualche parte di questo BLOG, mi preoccupo più di aver servito bene gli Antichi, che onoro sopra ogni cosa, piuttosto che dell’opinione dei moderni, troppo spesso portati dall’influenza delle droghe tecnologiche a prendere le storie dell’Antichità come filastrocche per bambini, roba da ascoltare senza alcun impegno intellettuale e anche per riderci un po’ sopra. In questo un ottimo lavoro di “damnatio” è stato fatto anche e soprattutto dalla secolare ignoranza superstiziosa e dall’arroganza e fanatismo della Chiesa.

Comunque, questa .. “teoria” non toglie nulla del fascino epico dell’Odissea; il rapporto con l’elemento divino è infatti soltanto il prodotto di un punto di vista diverso, di quando i fatti erano visti come componenti di un Mondo magico .. il che forse era anche meglio. Considerare il Ciclòpe come un’anomalia genetica con un simbolo in fronte anziché come un gigante con un occhio solo, Èolo semplicemente come l’insieme degli elementi meteorologici, Circe, le sirene, Scilla e Cariddi e la Trinachìa come ricordi mitizzati di esperienze di navigatori fenici o cicladici del secondo millennio a.e.v. non basta a togliere dall’Odissea gli ultimi aspetti, in definitiva i più importanti: il Destino e la Nemesi.

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