“DECODING GÖBEKLI TEPE WITH ARCHAEOASTRONOMY: WHAT DOES THE FOX SAY?” by Martin B. Sweatman and Dimitrios Tsikritsis, 7 Nov. 2016
L’articolo in questione, lavoro dei due ricercatori dell’Università di Edinburgo, è stato pubblicato il 16 Marzo 2017 su “Mediterranean Archaeology and Archaeometry”, Vol. 17 e commentato su “altrogiornale.org” da Vittorio Sabadin lo scorso Maggio (lastampa.it) col titolo “La fine del mondo c’è gia stata: lo svela la stele dell’Avvoltoio“.
Ed eccone la traduzione dell’abstract:
“Abbiamo interpretato molto del simbolismo della stele in termini di eventi astronomici. Confrontando i bassorilievi di alcune stele a Göbekli Tepe con costellazioni stellari troviamo interessante evidenza che la famosa Pietra Vulture è una data per il 10950 BC ± 250 anni, che corrisponde bene all’evento Younger Dryas, stimato al 10890 BC. Troviamo anche evidenza che una funzione chiave della stele era di osservare gli sciami meteorici e registrare gli incontri cometari. In verità la gente di Göbekli Tepe sembra aver avuto un interesse speciale nelle meteore Tauridi, le stesse meteore cui è stato addebitato l’evento Younger Dryas. Che la stele di Göbekli Tepe sia la ‘pistola fumante’ dell’incontro cometario dello Younger-Dryas e quindi del catastrofismo coerente?”
Ho contattato gli autori il 18 Agosto, scrivendo quanto segue, tatto dal mio libro del 1998 (la datazione bp, cioè “before present” è lo standard comunemente usato per intendersi nel mondo scientifico; la traduzione in Before Christ si ottiene togliendo al numero l’anno 1950):
““Regarding the 9600 BC catastrophe, in addition to the ancient testimonies, there is also some modern scientific supporting element. The analysis of the isotopic ratio of oxygen and the rate of ice accumulation showed, for example, that in Greenland temperatures rose rapidly over a decade to the climatic transition between Younger Dryas’s cold end and the beginning of the hotter Olocene, that is about 11,600 years bp. This dating corresponds to 9650 BC (11600-1950 = 9650). Confirmations on this sudden climatic variation have also been found in the icebergs of Antarctica, where traces of an isocrone increase in the concentration of methane in the atmosphere have been found, meaning that the major methane producing areas of the world at that time, that is subtropical areas and generally medium and high latitudes, have been subject to increased precipitation and/or temperatures”
Tolta qualche discrepanza sulle datazioni (io stesso, nello scrivere ho fatto involontariamente un po’ di pasticcio tra bpe, bp e bc .. ma qui non si vede) sembrava che stessimo parlando quasi la stessa lingua; la differenza sostanziale era nel riferimento alle Tauridi, che sono responsabili del fenomeno ben noto delle “stelle cadenti”, meteore più o meno consistenti, dovute ai frammenti residui della cometa Encke, una cometa “gioviana” che si pensa fosse parte di una cometa più grande, spezzatasi tra il 3500 e il 1200 BC, parte della quale avrebbe causato distruzione in qualche punto del Medio Oriente (?bacino del lago di Umm al Binni in Iraq?). Tra lo Younger Dryas e l’età delle Tauridi c’era in effetti un bel po’ di distanza. L’antenato della Encke, a sua volta sarebbe stato un grossissimo bolide di ca 100km di diametro, entrato nel sistema solare circa 20-30.000 anni fa.
Nondimeno, nell’articolo si può anche leggere che in effetti la maggior parte della evidenza scientifica oggi conforta l’idea che l’evento Younger Dryas fu causato da un impatto cometario .. e su questo penso di non poter essere più d’accordo.
La loro gentile risposta è stata la seguente:
“Dear Sergio, thank you for contacting me. Perhaps there were two events, one at 10,900 BC and another at 9600 BC? Coherent catastrophism (see Napier and Clube) predicts events should have a cycle, in this case roughly every 1500 years, plus or minus a few hundred years. The scientific evidence I have seen suggests there might have been events both at the beginning and the end of the YD period. But much more and better quality data is needed before a conclusion on this matter can be made. Regards, Martin.”
A parte che sono io, come modesto investigatore del passato, a ringraziare loro per la cortese attenzione, come si può leggere, Martin Sweatman mi ha chiesto conferma della mia particolare “deduzione” che in effetti l’evento dello Younger Dryas fu solo il primo di due. Quanto a Napier e Clube, le cui ricerche sugli sciami meteorici mi erano note e sono citate già nella prima edizione del mio libro (1998), i cicli ai quali essi si riferiscono sono davvero brevi e di poco conto se comparati ai grandi eventi cometari o asteroidei. Martin continua dicendo inoltre che i dati scientifici non sono sufficienti a confermare che possano esserci stati eventi catastrofici all’inizio e alla fine dello Younger Dryas.
La mia risposta (22 Agosto), come può facilmente intuire chi conosce il contenuto di “La Settima Piramide”, è stata:
“Yes, my research says 2 events. […] the first catastrophic event, caused by a large asteroid fallen in the Atlantic ocean – would be in 9650+1950=11.600 BP, while the second event – caused by a smaller asteroid – very likely hit in the indian Ocean.
The first event would be responsible not only for the climate change recorded by ice in Antarctica, but also of almost the extinction of what I have called “The Atlantic Culture” (on each side of the Ocean with different characteristics, but nothing to do with Bimini for instance, probably sunken bacause of rising waters at the end of Riss-Wurm glaciation). Strong secondary effects we had in the Mediterranean, southern Europe and northern Africa. A rough descritpion of the second one would be found in Genesis and other memories of the past, that being the “Great Flood”, which was not a 150 days deluge covering the whole Earth of course, but a long persistent rain due to oceanic waters evaporation, while to cover the land was actually a tremendous Tsunami washing into it. My evaluations of data available on desktop say that this second event could be well dated “some time” after 9950 BP, where “some time” means that the more we move forward into this first century the higher the probability of another such event becomes because its frequency is estimated about 10.000 years. V. Clube’s interesting data about meteor shower complete the picture set up by comets, asteroids and meteor showers, where each one of this cosmic events has its own periodicity, but would have nothing to do with the those two major events, basing on the records that came to us and on relevant scientific data. I’m quite convinced that there isn’t much left to wait to see for ourselves. This is my theory of course, largely supporting the idea of migrations of peoples around the World, intermixing and conflicting of cultures etc…; I could be wrong, but I do not think so: 3 coincidences make a fact and here the number of coincidences is far above […]”
E adesso veniamo alla parte conclusiva del commento di V. Sabadin:
“La teoria che grandi civiltà del passato siano state distrutte da eventi catastrofici è suggestiva e spiegherebbe le grandi costruzioni le cui rovine sono state trovate sui fondali dell’Oceano, dove Platone collocava Atlantide, così come la «piramide» sommersa che si trova vicino all’isola di Yonaguni, in Giappone. Ma c’è da sperare che i cultori delle civiltà perdute non abbiano ragione: gli sciami di comete sono infatti periodici e secondo Hancock quello descritto nella stele di Gobekli Tepe potrebbe tornare nell’arco di qualche decennio. Meglio che l’autorevole e più rassicurante mondo accademico si affretti a rimettere ogni pietra, e ogni data, al suo posto.”
L’inizio sembra la citazione dal mio BLOG, ma sarà solo una coincidenza.
Quanto al resto, beh, che dire?! Platone non collocava affatto l’Atlantide sui fondali oceanici e per rendersene conto basta leggere i suoi dialoghi. La piramide sommersa di Yonaguni è stata probabilmente vittima di un bradisismo, analogamente a quanto accaduto nella attuale Baia di Abukir a Canopus ed Heracleion. L’alternativa che sia stata sommersa dall’aumento di 110mt del livello delle acque, come accadde probabilmente a Bimini, alla fine della glaciazione di Riss-Wurm non è però priva di fascino; ma su questo che cosa potrei dire senz’altro supporto che un po’ di nozioni e un altro po’ d’intuito?
Che uno sciame meteorico quale quello che portò rovina alla V Dinastia egizia possa ripetersi prima o poi non c’è dubbio, perché siamo di fronte a eventi periodici, ma in base ai miei studi ciò può attendere ancora molto tempo, mentre ciò che dovremmo davvero temere è il ripetersi tra non molto del secondo evento di cui parlo a M. Sweatman, un asteroide minore a distanza di 10.000 anni da quello che aprì le porte al Neolitico, con buona pace di Mr. Hancock.
C’è largo uso dei termini “probabile” e del condizionale da parte mia in tutto ciò; questo è dovuto al fatto che il “catastrofismo coerente” mi piace assai meno dell’uso intensivo dei riferimenti incrociati per tentar di ottenere un quadro, quello sì, coerente, fermo restando che la certezza matematica finora non l’ha nessuno.


