AMOC – Aggiornamento n. 3 (1/2)
Premessa: un sistema climatico sottoposto a pressioni crescenti
Il sistema climatico terrestre sta entrando in una fase nella quale gli effetti del riscaldamento globale non possono più essere considerati fenomeni isolati. L’aumento delle temperature medie, la persistenza di anomalie oceaniche e atmosferiche, la fusione delle calotte glaciali, l’incremento del contenuto di calore degli oceani e la progressiva alterazione delle grandi circolazioni atmosferiche e oceaniche costituiscono aspetti interconnessi di uno stesso processo.
In questo quadro, l’Atlantic Meridional Overturning Circulation — AMOC, cioè la circolazione meridionale di capovolgimento dell’Atlantico — rappresenta uno degli elementi più delicati. Essa trasferisce verso nord enormi quantità di acqua e di calore, contribuendo alla distribuzione dell’energia sul bacino atlantico e influenzando, direttamente o indirettamente, le condizioni climatiche dell’Europa e del Mediterraneo.
L’eventuale indebolimento dell’AMOC è una possibile conseguenza del riscaldamento globale, al quale potrebbe però aggiungere nuove perturbazioni regionali e stagionali, sovrapponendosi agli effetti già prodotti dal riscaldamento globale.
1. Le nuove proiezioni sull’indebolimento dell’AMOC
Uno studio pubblicato nel 2026 da Portmann et al. ha utilizzato diversi metodi di “vincoli osservativi” applicati ai modelli climatici CMIP6, con l’obiettivo di verificare quanto le osservazioni disponibili possano correggere le proiezioni dell’AMOC.
Il risultato più significativo riguarda lo scenario SSP2-4.5, uno scenario intermedio, parte dei modelli integovernativi (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change), introdotti nel “Sesto Rapporto di Valutazione (AR6)”. Secondo la metodologia considerata più efficace dagli autori, la riduzione dell’intensità dell’AMOC entro il periodo 2091–2100 potrebbe raggiungere circa il 51% rispetto al periodo di riferimento 1850–1900, con un’incertezza stimata di circa ±8 punti percentuali.
La proiezione vincolata porta l’intensità media dell’AMOC da circa:
- 16,4 Sverdrup nel periodo di riferimento (1 Sverdrup= 1 milione di metri cubi al secondo)
- a circa 8,1 Sverdrup alla fine del secolo.
Passare da 16,4 a 8,1 Sverdrup significa quindi una diminuzione dell’ordine di 8,3 milioni di metri cubi d’acqua al secondo.
La media non vincolata dei modelli CMIP6, nello stesso scenario, indicava invece una riduzione media di circa il 32%, accompagnata da un’incertezza molto più ampia.
Il dato è importante perché suggerisce che le simulazioni climatiche standard potrebbero avere sottostimato la vulnerabilità futura dell’AMOC. La correzione osservativa risulta legata soprattutto alle anomalie della salinità superficiale del Sud Atlantico, una regione essenziale per la dinamica della circolazione oceanica.
Gli autori non affermano che il collasso dell’AMOC sia imminente; il loro risultato indica però che, nello scenario considerato, l’indebolimento potrebbe essere sensibilmente più marcato di quanto suggerito dalla media dei modelli.
Conseguenze fisiche
Si tratta di una variazione enorme del trasporto oceanico. In termini puramente volumetrici, l’AMOC trasferirebbe verso nord una quantità d’acqua molto inferiore rispetto al periodo di riferimento.
Il trasporto di calore non può essere calcolato soltanto moltiplicando il volume d’acqua per un valore fisso, perché dipende anche dalla differenza di temperatura, dalla struttura verticale della circolazione e dagli scambi con l’atmosfera. Tuttavia, una riduzione così marcata del trasporto meridionale implica necessariamente una modifica del bilancio energetico dell’Atlantico settentrionale.
Le possibili conseguenze comprendono:
- cambiamenti nella distribuzione del calore oceanico;
- modificazioni delle temperature superficiali del Nord Atlantico;
- variazioni degli scambi di calore e umidità fra oceano e atmosfera;
- alterazioni della posizione e dell’intensità dei sistemi atmosferici;
- possibili effetti sulla distribuzione delle precipitazioni;
- cambiamenti regionali nel clima europeo e mediterraneo.
Questo non significa che l’Europa debba necessariamente raffreddarsi in modo uniforme. L’AMOC non è un termostato e il suo indebolimento non produce una risposta lineare e identica in tutte le regioni e in tutte le stagioni. Gli effetti dipendono dalla configurazione atmosferica, dalla stagione, dalla posizione geografica e dall’interazione con gli altri fattori del sistema climatico.
2. Le anomalie climatiche europee del 2026 e l’Omega Blocking
Nel corso del 2026 l’Europa ha registrato una successione di anomalie termiche e idrologiche particolarmente rilevanti.
Le analisi di Copernicus hanno evidenziato:
- un’ondata di calore precoce nel mese di maggio;
- temperature eccezionalmente elevate nel giugno 2026;
- valori record nel periodo giugno–luglio in vaste aree dell’Europa occidentale;
- un’estate complessivamente record nell’Europa occidentale;
- un’estate europea nel suo complesso fra le più calde mai registrate;
- condizioni di siccità, suoli impoveriti d’acqua e portate fluviali insolitamente basse in numerose aree.
Questi fenomeni sono usualmente collocati nel quadro del riscaldamento globale di origine antropica. Un’atmosfera più calda rende più probabili e più intense le ondate di calore, mentre le temperature oceaniche elevate possono contribuire ad alimentare o mantenere anomalie persistenti.
A ciò possono aggiungersi:
- blocchi anticiclonici persistenti;
- configurazioni anomale del getto polare (jet stream);
- trasporto di aria calda verso l’Europa;
- temperature superficiali marine eccezionalmente elevate;
- sviluppo di condizioni siccitose;
- feedback fra suolo secco, minore evaporazione e ulteriore aumento delle temperature;
- la possibile influenza di configurazioni climatiche globali, fra cui l’evoluzione di El Niño.
Un approfondimento sul fenomeno dell’Omega Blocking, e sul suo possibile ruolo nel mantenimento delle anomalie climatiche europee del giugno 2026, è disponibile nel Supplemento a quest’Aggiornamento.
Il rapporto con l’AMOC
Non è stata dimostrata, per le singole anomalie europee del 2026, un’impronta specificamente riconducibile all’indebolimento dell’AMOC.
Questa precisazione è essenziale. L’assenza di una specifica attribuzione osservativa non equivale a dimostrare che l’AMOC non abbia avuto alcun ruolo. Significa piuttosto che, allo stato attuale, non è possibile separare con sufficiente sicurezza il contributo dell’AMOC da quello del riscaldamento antropogenico, della variabilità atmosferica interna, delle anomalie oceaniche e degli altri fattori climatici.
Il nesso fisico generale fra AMOC, circolazione atmosferica e clima europeo è documentato. Tuttavia, la sua manifestazione concreta è:
- regionale;
- stagionale;
- dipendente dalla configurazione atmosferica;
- intrecciata con il riscaldamento globale;
- difficilmente attribuibile attraverso la semplice osservazione di una singola stagione calda o siccitosa.
In altre parole, l’AMOC può costituire una componente del sistema climatico in trasformazione senza essere necessariamente la causa principale di ogni anomalia osservata.
3. Un possibile effetto paradossale
Le simulazioni climatiche suggeriscono che un indebolimento dell’AMOC potrebbe produrre effetti differenti a seconda della stagione e della regione.
In alcune aree dell’Europa nord-occidentale, un’AMOC più debole potrebbe ridurre la frequenza di determinate giornate estive molto calde. Nello stesso tempo, potrebbe aumentare la probabilità di condizioni invernali fredde o di una maggiore variabilità atmosferica.
Questo apparente paradosso non contraddice il riscaldamento globale. Il riscaldamento medio del pianeta può procedere contemporaneamente a una redistribuzione regionale dell’energia, con effetti che non sono uniformi né sempre intuitivi.
È quindi possibile che:
- il pianeta continui a riscaldarsi;
- alcune regioni sperimentino estati più calde e siccitose;
- altre registrino, in determinate circostanze, episodi freddi più intensi;
- aumenti la variabilità stagionale;
- si modifichino i contrasti termici fra oceano e continenti.
La questione centrale non è dunque stabilire se l’AMOC produca esclusivamente caldo o esclusivamente freddo. Il punto è che il suo indebolimento può alterare la distribuzione dell’energia e rendere più complessa e instabile la risposta climatica regionale.
Fine della prima parte
Continua e termina nella prossima: il problema degli orizzonti climatici, AMOC e riscaldamento globale



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