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AMOC – Monitoraggio scientifico

agosto 17, 2026

La deriva della Corrente del Golfo come possibile «indicatore precoce»

Gli aggiornamenti precedenti hanno offerto diverse evidenze indipendenti dell’indebolimento della circolazione termoalina atlantica, lasciando aperta la questione dell’eventuale raggiungimento di una soglia critica e del possibile collasso dell’AMOC.

Un nuovo elemento merita ora particolare attenzione: la variazione del percorso della Corrente del Golfo presso Capo Hatteras.

Come sappiamo, la Corrente del Golfo costituisce il ramo superficiale e diretto verso nord-est dell’AMOC e si separa dal margine continentale presso Capo Hatteras, proseguendo quindi nell’Atlantico aperto.

Un lavoro di René M. van Westen e Henk A. Dijkstra, pubblicato su Communications Earth & Environment il 26 febbraio 2026, ha studiato il rapporto tra la forza dell’AMOC e la dinamica della Corrente del Golfo mediante una simulazione oceanica ad alta risoluzione (risoluzione orizzontale di 0,1°).

Il risultato è particolarmente interessante: con l’indebolimento dell’AMOC, presso Capo Hatteras il percorso della Corrente del Golfo tende progressivamente a traslare verso nord.

In questo processo si distinguono due fasi:

  • Prima fase, deriva graduale – Durante il progressivo indebolimento dell’AMOC, il modello simula uno spostamento verso nord di circa 133 km dell’asse della Corrente del Golfo presso 71,5°W, in prossimità di Capo Hatteras. Questa tendenza trova un riscontro nelle osservazioni: l’altimetria satellitare mostra uno spostamento statisticamente significativo verso nord nel periodo 1993–2024, confermato dalle osservazioni della temperatura subsuperficiale disponibili dal 1965.
  • Seconda fase, spostamento rapido – Nella simulazione la deriva graduale è seguita da un improvviso spostamento verso nord di circa 219 km in soli due anni, accompagnato localmente da un aumento della temperatura dei primi 250 m della colonna oceanica di circa 6,5 °C. Questo rapido cambiamento precede di circa 25 anni l’inizio del collasso simulato dell’AMOC.

È opportuno sottolineare che non si tratta di un cambiamento della direzione della corrente. La Corrente del Golfo continua a fluire verso nord-est; ciò che cambia è la posizione del suo asse, cioè il percorso medio seguito dalla corrente nell’Atlantico occidentale.

La figura che segue mostra appunto la costanza della direzione del flusso e lo slittamento del suo asse verso nord; i valori quantitativi riportati si riferiscono alla simulazione e non costituiscono una misura dello spostamento già avvenuto nella realtà.

Perché l’indebolimento dell’AMOC sposta la Corrente del Golfo?

Il meccanismo individuato dallo studio coinvolge il ramo profondo dell’AMOC, in particolare la Deep Western Boundary Current (DWBC), che scorre verso sud lungo il margine occidentale dell’Atlantico.

Nel modello, la riduzione della DWBC modifica il bilancio di vorticità presso il punto di interazione con la Corrente del Golfo; in particolare, diminuirebbe il bottom vortex stretching, ossia lo stiramento della vorticità associato al flusso profondo lungo il pendio continentale. Ciò favorirebbe lo spostamento verso nord del percorso della Corrente del Golfo. Gli autori sottolineano che, nella loro configurazione modellistica, il contributo dell’Ekman pumping rimane costante.

In termini più semplici,

indebolimento dell’AMOCindebolimento della DWBCmodificazione del bilancio dinamico profondo presso il margine occidentalespostamento verso nord dell’asse della Corrente del Golfo

Dalla variazione simulata all’osservazione

Il valore del risultato non dipende soltanto dalla simulazione.

Gli autori confrontano infatti il comportamento del modello con osservazioni disponibili: l’altimetria satellitare mostra una tendenza statisticamente significativa allo spostamento verso nord della Corrente del Golfo presso Capo Hatteras nel periodo 1993–2024, mentre le osservazioni della temperatura subsuperficiale nel periodo 1965–2024 forniscono una conferma indipendente della stessa tendenza. Lo spostamento osservato è un indicatore indiretto. La sua importanza sta nel fatto che il modello stabilisce una relazione fisica tra indebolimento dell’AMOC e variazione del percorso della Corrente del Golfo e mostra che una variazione rapida del percorso può precedere di alcuni decenni il collasso simulato.

Gli stessi autori, tuttavia, precisano che l’intervallo di circa 25 anni dipende dalla configurazione del modello, dalla batimetria e dalle condizioni di forcing.

Il termine early warning indica un segnale d’allarme precoce: una variazione osservabile di una componente del sistema può fornire informazioni sullo stato dinamico della circolazione atlantica profonda. In questo senso il percorso della Corrente del Golfo può diventare una sorta di indicatore diagnostico precoce dell’evoluzione dell’AMOC, perché una modificazione osservabile della sua traiettoria può contenere informazioni sullo stato della circolazione profonda che sarebbe difficile ottenere osservando direttamente l’intero sistema.

Da oltre mezzo secolo la comunità scientifica produce avvertimenti sui rischi associati alle modificazioni del sistema climatico. Al di là del problema di fondo che tocca la criticità del modello di sviluppo globale e della sua revisione, una volta assodato che il problema esiste e deve essere risolto su scala globale, la questione che rimane subito dopo è capire di quali segnali fisici osservabili disponiamo per riconoscere, con sufficiente anticipo, l’avvicinamento di un sistema complesso a una transizione critica.

Lo spostamento verso nord dell’asse della Corrente del Golfo presso Capo Hatteras, osservato negli ultimi decenni e riprodotto nella simulazione come conseguenza dell’indebolimento dell’AMOC, aggiunge un possibile indicatore precoce alla rete di osservazioni già esistente.

La stabilità dell’AMOC dipende anche dalla velocità del cambiamento

Un secondo lavoro, di van Westen, Börner e Dijkstra, affronta un problema ancora più generale: la possibilità che la stabilità dell’AMOC non dipenda da una singola temperatura globale alla quale sarebbe destinata a collassare, ma anche dalla velocità con cui il sistema climatico è forzato.

Lo studio, accettato per la pubblicazione su Nature Climate Change il 17 luglio 2026, mostra attraverso simulazioni con il modello CESM e confronti con modelli CMIP6 che un aumento molto lento della CO₂ consente all’AMOC di adattarsi progressivamente e di rimanere stabile fino ad almeno +5,5°C di riscaldamento globale. Con forcing più rapidi, invece, il sistema può perdere la capacità di seguire il proprio stato stabile e collassare anche a livelli di riscaldamento molto inferiori.

Il risultato introduce quindi una forte dipendenza dal percorso seguito dal sistema: non conta soltanto quanto cambia il clima, ma anche quanto rapidamente cambia.

Questa conclusione mette in discussione l’idea di una singola soglia di temperatura valida in ogni condizione. La stabilità dell’AMOC dipende infatti anche dalla capacità del sistema oceanico di adattare contemporaneamente le proprie caratteristiche superficiali e profonde alle modificazioni imposte dal forcing.

E se l’AMOC collassasse?

Un terzo studio, di Da Nian, Matteo Willeit, Nico Wunderling, Andrey Ganopolski e Johan Rockström, pubblicato su Communications Earth & Environment il 27 marzo 2026, esamina invece le conseguenze di un eventuale collasso dell’AMOC sul ciclo globale del carbonio.

Le simulazioni effettuate con il modello CLIMBER-X mostrano che il collasso produrrebbe inizialmente un raffreddamento globale dovuto alla perdita del trasporto oceanico di calore. La risposta del ciclo del carbonio, tuttavia, potrebbe successivamente modificare questo bilancio: la riorganizzazione della circolazione favorirebbe una forte convezione nell’Oceano Meridionale, portando in superficie acque profonde ricche di carbonio e aumentando il rilascio di CO₂ nell’atmosfera.

Nei diversi esperimenti, riferiti a condizioni di fondo comprese fra 350 e 600 ppm di CO₂, il collasso simulato determina un aumento atmosferico di circa 47–83 ppm e un riscaldamento globale aggiuntivo dell’ordine di 0,2 °C, dopo il bilanciamento del raffreddamento prodotto dalla dinamica oceanica. Le risposte regionali sono molto più ampie: il modello simula un raffreddamento dell’Artico di circa 7 °C e un riscaldamento dell’Antartide di circa 6 °C.

Si tratta di esperimenti idealizzati di lungo periodo, non di una previsione della traiettoria climatica attuale. Il loro interesse è soprattutto fisico: mostrano che un eventuale collasso dell’AMOC potrebbe modificare anche il ciclo globale del carbonio, introducendo una retroazione capace di aggiungere ulteriore riscaldamento.

Riepilogo

Gli aggiornamenti precedenti avevano già evidenziato diversi segnali: rallentamento osservato dell’AMOC, revisioni delle proiezioni modellistiche, variazioni della salinità superficiale e modificazioni della circolazione atmosferica europea e mediterranea.

Ora si aggiungono tre elementi che riguardano livelli diversi dello stesso sistema.

  • La Corrente del Golfo offre un possibile indicatore osservabile dell’evoluzione della circolazione profonda.
  • La dipendenza dal tasso di forcing mostra che la stabilità dell’AMOC dipende anche dalla rapidità con cui il sistema è perturbato.
  • Le simulazioni sul ciclo del carbonio mostrano infine che un eventuale collasso potrebbe a sua volta modificare il bilancio globale del carbonio e quindi il riscaldamento globale.

Il quadro che emerge è quello di un sistema fortemente interconnesso: una variazione nella circolazione profonda può modificare la posizione di una corrente superficiale; la rapidità del cambiamento può influenzare la capacità del sistema di adattarsi; una transizione della circolazione può infine produrre nuove modificazioni del bilancio energetico e del ciclo del carbonio, incrementando il tasso di riscaldamento globale.

Non è necessario attribuire ogni anomalia climatica all’AMOC per riconoscere che i suoi cambiamenti possono propagarsi attraverso il sistema climatico.

Bibliografia

Abrupt Gulf Stream path changes are a precursor to a collapse of the Atlantic Meridional Overturning Circulation; van Westen, R. M. & Dijkstra, H. A.; Communications Earth & Environment, 7, 197. DOI 10.1038/s43247-026-03309-1, 26 febbraio 2026.

Collapse of the Atlantic meridional overturning circulation would lead to substantial oceanic carbon release and additional global warming; Nian, D., Willeit, M., Wunderling, N., Ganopolski, A. & Rockström, J.; Communications Earth & Environment, 7, 295. DOI 10.1038/s43247-026-03427-w, 27 marzo 2026.

Failure to track a stable AMOC state under rapid climate change; van Westen, R. M., Börner, R. & Dijkstra, H. A. (2026); Nature Climate Change, accettato il 17 luglio 2026.

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