IL NUCLEARE ISRAELIANO E GLI ASSASSINI DI John F. E Robert F. Kennedy (JFK e RFK) – 3/3: da Lyndon B. Johnson alla morte di R.F.K.
La svolta radicale di Lyndon B. Johnson (Fine 1963 – 1964)
L’insediamento di Lyndon B. Johnson (LBJ) alla Casa Bianca, poche ore dopo l’assassinio di Kennedy il 22 novembre 1963, segnò una rottura immediata e profonda sia nella politica mediorientale sia nella strategia militare globale degli Stati Uniti.
Il ribaltamento della politica verso Israele e Dimona
A differenza di Kennedy, che vedeva il nucleare israeliano come una minaccia e cercava una politica equilibrata in Medio Oriente dialogando anche con il blocco arabo nazionalista (l’Egitto di Nasser), Johnson cambiò radicalmente rotta.
- Cancellazione delle pressioni – LBJ fermò i tentativi di ultimatum diplomatici. I controlli americani a Dimona continuarono formalmente, ma divennero ispezioni di facciata, concordate in anticipo con il governo israeliano. Gli scienziati israeliani riuscirono facilmente a nascondere i sotterranei dove era estratto il plutonio.
- Il via libera all’opzione nucleare – Sotto Johnson, gli Stati Uniti adottarono la politica del “silenzio assenso” o della “nuclear ambiguity” (ambiguità nucleare); Washington non fece più domande e Israele si impegnò formalmente a “non essere il primo a introdurre armi nucleari in Medio Oriente” (una formula retorica che permetteva a Israele di possederle fisicamente, purché non le testasse o non le dichiarasse pubblicamente).
- Forniture militari senza precedenti – Johnson fu il primo presidente ad autorizzare la vendita massiccia di armi offensive avanzate a Israele, inclusi i carri armati Patton e i jet da combattimento A-4 Skyhawk, censolidando un’alleanza strategica che dura tuttora.
| AREA STRATEGICA | LINEA GEOPOLITICA JFK | LINEA GEOPOLITICA LBJ |
| Nucleare di Dimona | Ultimatum e ispezioni fisse | Tolleranza e Ambiguità Nucleare |
| Rapporti Medio Oriente | Equilibrio con i paesi Arabi | Alleanza strategica totale con IL |
| Guerra del Vietnam | NSAM 263 (Ritiro progressivo) | NSAM 273 / Tonchino (Escalation) |
L’escalation immediata in Vietnam
La discontinuità più drammatica riguardò il Sud-est asiatico. Poco prima di morire, nell’ottobre 1963, Kennedy aveva firmato il memorandum NSAM 263 (National Security Action Memorandum), che ordinava il ritiro dei primi 1.000 consiglieri militari americani dal Vietnam entro la fine dell’anno e il disimpegno totale entro il 1965.
- Il contro-ordine – Il 26 novembre 1963 — appena quattro giorni dopo la morte di Kennedy — Johnson firmò il memorandum NSAM 273. Questo nuovo documento annullò di fatto lo spirito del precedente, riaffermando l’impegno totale degli Stati Uniti nell’assistere il Vietnam del Sud contro il comunismo.
- L’incidente del Golfo del Tonchino (1964) – Meno di un anno dopo, sfruttando un presunto attacco nordvietnamita – oggi storicamente smentito – contro navi da guerra USA nel Golfo del Tonchino, Johnson ottenne dal Congresso i pieni poteri militari. Questo portò all’invio di oltre 500.000 soldati americani in Vietnam, inaugurando una delle guerre più devastanti e redditizie per il complesso militare-industriale statunitense.
Conclusioni del percorso investigativo
L’esame complessivo di questi fattori dimostra perché la figura di JFK fosse diventata un ostacolo intollerabile per una moltitudine di centri di potere. La sua insistenza nel bloccare l’atomica israeliana, il piano di ritiro dal Vietnam e la distensione con l’URSS minacciavano direttamente gli interessi geostrategici del Mossad e della CIA, i piani di espansione dei vertici militari del Pentagono e i profitti dell’industria bellica americana. La morte di Kennedy rimosse simultaneamente tutti questi ostacoli, cambiando per sempre il corso della storia contemporanea.
“Bob” Kennedy e la prosecuzione della politica di non-proliferazione nucleare di J. F. K.
Il discorso al Senato del 23 giugno 1965 (Il Manifesto Anti-Proliferazione)
Il documento pubblico più rilevante della carriera da Senatore di Robert Kennedy è il suo storico discorso pronunciato davanti al Senato degli Stati Uniti il 23 giugno 1965.
- RFK denunciò il pericolo imminente dell’espansione nucleare nel mondo, definendola la più grande minaccia per l’umanità. Chiese un trattato immediato per fermare la diffusione delle armi atomiche.
- Il riferimento a Israele – Nel discorso, Bob Kennedy fece esplicitamente i nomi dei paesi che erano sulla soglia di acquisire la bomba o che avevano programmi avanzati. Incluse espressamente Israele e l’India, avvertendo che l’acquisizione di armi nucleari da parte di queste nazioni avrebbe potuto scatenare una reazione a catena catastrofica (in Medio Oriente e in Asia), destabilizzando per sempre gli equilibri globali.
[Collocazione d’Archivio: Congressional Record, 89th Congress, 1st Session, Vol. 111, Part 11, pp. 14556-14560. Conservato presso i National Archives (NARA) e consultabile nei file del Senato del 1965]
Lo scontro con l’Amministrazione Johnson
I documenti interni declassificati della Casa Bianca dimostrano che RFK utilizzò l’intera sua attività senatoriale per fare pressione politica diretta sul presidente Lyndon B. Johnson, accusandolo implicitamente di aver abbandonato la linea dura e intransigente che John F. Kennedy aveva tracciato nel 1963.
Bob Kennedy accusò l’amministrazione Johnson di “mancanza di urgenza” nel negoziare il Trattato di non-proliferazione (NPT) e di tollerare i progressi clandestini di alleati chiave come Israele.
[Collocazione d’Archivio: Lyndon B. Johnson Presidential Library (Austin, Texas), National Security File (NSF), Name File: Robert F. Kennedy, Box 6. Contiene i memorandum interni in cui gli uomini di Johnson analizzavano con preoccupazione le mosse di RFK sul tema nucleare]
La campagna elettorale del 1968 e la Pista del Cairo
Nelle settimane precedenti il suo assassinio (avvenuto il 5 giugno 1968), Robert Kennedy stava conducendo una campagna elettorale focalizzata sul disarmo e sul riequilibrio della politica estera americana.
Il giornalista investigativo e storico Seymour Hersh (nel suo celebre saggio del 1991 “The Samson Option: Israel’s Nuclear Arsenal and American Foreign Policy”) ha documentato come l’intelligence israeliana e i diplomatici a Washington guardassero con enorme apprensione alla possibile ascesa di RFK alla Casa Bianca. Sapevano che Robert era il custode dell’eredità politica del fratello e che avrebbe riaperto immediatamente il dossier Dimona, interrompendo la politica del “silenzio assenso” concessa da Johnson.
Un filo conduttore politico coerente
Lo scontro su Dimona non finì a Dallas nel novembre 1963, anzi rimase una ferita aperta all’interno del clan Kennedy, trasformando anche RFK in un elemento di profonda rottura geopolitica agli occhi sia dei falchi del Pentagono, sia dei servizi segreti stranieri.
La morte di RFK nel 1968 spianò definitivamente la strada all’accettazione formale dell’atomica israeliana sotto l’amministrazione Nixon.
Dettagli storici e documentali relativi al la figura di Robert “Bob” Kennedy e il definitivo consolidamento del programma nucleare israeliano.
Citazioni testuali dal discorso di RFK al Senato (23 giugno 1965)
Il discorso di Robert Kennedy del 1965 non fu un semplice intervento di routine, ma un attacco frontale e programmatico alla passività dell’amministrazione Johnson. I passaggi chiave che puoi citare nel tuo articolo evidenziano la sua visione globale e il richiamo esplicito ai paesi allora sulla soglia atomica:
- Il pericolo dell’inazione e il richiamo a Israele e India:
“La proliferazione delle armi nucleari non è un pericolo remoto; è un’imminenza spaventosa. Almeno una dozzina di nazioni possiedono oggi le capacità economiche e scientifiche per sviluppare armi nucleari proprie entro i prossimi pochi anni. Paesi come l’India e Israele sono già sulla soglia. Se uno solo di questi paesi deciderà di fare il passo e produrre la bomba, la reazione a catena sarà irreversibile e l’intera stabilità del pianeta andrà in frantumi.”
- La denuncia sulla perdita di priorità politica:
“Nessun problema che l’umanità si trova ad affrontare oggi è più urgente o vitale del controllo dell’energia atomica per scopi distruttivi. Eppure, le trattative per un trattato di non-proliferazione sembrano scivolate in secondo piano nell’agenda internazionale, trattate con una preoccupante mancanza di urgenza che non possiamo più permetterci.”
- La richiesta di controlli internazionali stringenti:
“Dobbiamo esigere che ogni impianto nucleare nel mondo, senza eccezioni per gli alleati o per ragioni di sicurezza nazionale, sia sottoposto a ispezioni internazionali complete e continue da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) o tramite rigorosi accordi bilaterali.” (Questo passaggio riprendeva esattamente il principio delle ispezioni semestrali che JFK voleva imporre a Dimona).
Il 1968, l’assassinio di RFK e la svolta Nixon-Meir del 1969
La morte di Robert Kennedy a Los Angeles il 5 giugno 1968 rimosse l’ultimo ostacolo politico interno alla legittimazione dell’arsenale nucleare israeliano. Pochi mesi dopo, con l’elezione di Richard Nixon alla presidenza degli Stati Uniti, la politica di tolleranza ereditata da Johnson fu formalizzata in un vero e proprio patto di ferro segreto.
Il vertice segreto Nixon-Meir (Settembre 1969)
Il momento di svolta definitivo avvenne il 25 e 26 settembre 1969 durante un incontro privato alla Casa Bianca tra il presidente Richard Nixon e il nuovo Primo Ministro israeliana Golda Meir. I dettagli di questo colloquio, rimasti segreti per decenni, sono stati svelati dallo storico Avner Cohen con i documenti declassificati del National Security Council (NSC).
- L’accordo non scritto (The Unwritten Understanding) –Nixon e Golda Meir siglarono un patto strategico segreto che pose fine a qualunque attrito su Dimona. Gli Stati Uniti accettarono lo status di Israele come potenza nucleare de facto, a due condizioni politiche stringenti:
- Nessun test nucleare – Israele si impegnava a non eseguire test atomici dimostrativi o atmosferici visibili che potessero costringere gli Stati Uniti a intervenire per violazione dei trattati globali.
- Nessuna dichiarazione ufficiale – Israele doveva mantenere una rigorosa politica di nucleare opacity (opacità nucleare), non ammettendo mai pubblicamente il possesso di testate.
- La fine delle ispezioni – L’amministrazione Nixon interruppe ufficialmente e in via definitiva ogni richiesta di ispezione o controllo americano all’interno del sito di Dimona. L’argomento fu rimosso dall’agenda bilaterale tra Washington e Tel Aviv.
Il ruolo di Henry Kissinger
L’architetto diplomatico di questa operazione fu il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Henry Kissinger. In una serie di memorandum interni declassificati (in particolare il memorandum per il Presidente datato 19 luglio 1969, intitolato “Our Policy on Israeli Nuclear Program”), Kissinger convinse Nixon che forzare Israele a firmare il Trattato di non-proliferazione (NPT) o costringerlo a smantellare Dimona avrebbe logorato i rapporti con l’unico alleato stabile in Medio Oriente, senza garantire una reale distensione con il blocco arabo filosovietico.
Sintesi cronologica
- 1961-1963 (JFK) – Linea della fermezza assoluta e scontro diplomatico aperto su Dimona.
- 1963-1968 (LBJ e RFK) – Fase di transizione. Johnson allenta la presa per focalizzarsi sul Vietnam; Bob Kennedy si oppone al Senato e tenta di ripristinare la linea del fratello.
- 1968-1969 (Nixon) – Morte di RFK, fine dell’opposizione del clan Kennedy e sigillo sul patto di “ambiguità nucleare” che dura ancora oggi.
Fine



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