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IL NUCLEARE ISRAELIANO E GLI ASSASSINI DI John F. E Robert F. Kennedy (JFK e RFK) – 0/3: un problema e le sue origini

Ottobre 23, 2026

Le origini del Centro di Ricerca Nucleare di Dimona, situato nei pressi della città di Dimona, nel Negev, risalgono alla fine degli anni ‘50 su iniziativa di David Ben-Gurion, il primo Primo Ministro dello Stato ebraico.

[Nota – David Ben-Gurion è considerato il padre fondatore dello Stato d’Israele e leader del Sionismo socialista (o Sionismo laburista) della sua epoca. Guidò il movimento sionista durante il Mandato britannico e lesse la Dichiarazione d’Indipendenza israeliana il 14 maggio 1948. Oltre ad avviare il programma nucleare a Dimona, curò la promozione e l’attuazione del progetto sionista di una patria sovrana esclusiva per il popolo ebraico.]

Ben-Gurion era convinto che la sopravvivenza a lungo termine di Israele in un contesto geopolitico ostile dipendesse dal possesso di un’arma di deterrenza assoluta. Allo scopo si affidò agli interessi francesi nella Regione.

  • L’alleanza segreta con la Francia (1956-1957) – Non possedendo le conoscenze tecnologiche e le risorse necessarie al piano di sviluppo di una bomba atomica, strinse un accordo segreto con la Francia della Quarta Repubblica mossa dagli interessi coloniali francesi in Medio Oriente (soprattutto dopo la crisi di Suez): la Francia accettò di fornire a Israele un reattore nucleare ad acqua pesante e l’assistenza tecnica necessaria alla sua costruzione.
  • La costruzione nel deserto (1958) – I lavori iniziarono in segreto nel 1958 a circa 13 chilometri a sud-est di Dimona. Ufficialmente il cantiere era definito come un impianto tessile o un centro di ricerca agricola per ingannare l’intelligence straniera, in particolare quella degli Stati Uniti.
  • L’attivazione (1962-1964) – Il reattore divenne operativo nei primi anni ‘60. Sotto i vari complessi industriali di superficie furono scavati giganteschi bunker e livelli sotterranei dedicati alla separazione del plutonio.
  • La strategia dell’opacità nucleare – Come si vedrà nel seguito, dopo l’assassinio di J. F. kennedy nel 1963, le ispezioni americane diventarono superficiali, finché nel 1986 un tecnico, Mordechai Vanunu rivelò al Sunday Times e di conseguenza al mondo la reale portata dell’arsenale atomico israeliano. Ciò nondimeno, lo Stato d’Israele non ha mai confermato né smentito ufficialmente il possesso di armi nucleari. Questa strategia di “ambiguità calcolata” dura ancora oggi, tollerata dalla Comunità internazionale.

Il sito di Dimona non ha mai prodotto energia elettrica per scopi civili; esso è nato come fulcro del programma militare segreto del Paese e tale è tuttora.

Shimon Peres e i negoziati segreti con la Francia

L’operatore diplomatico dell’operazione progettata da David Ben-Gurion fu Shimon Peres, allora Direttore Generale del Ministero della Difesa.

  • L’accordo – Puntando sulla temporanea convergenza di interessi contro il presidente egiziano Nasser, Peres siglò l’accordo con la Francia nell’ottobre 1957, poco prima della caduta del governo guidato dal primo ministro Maurice Bourgès-Maunoury.
  • Il cantiere – Centinaia di ingegneri e scienziati francesi si trasferirono a Dimona, istituendo una stazione di sviluppo blindata. I progetti per il reattore ad acqua pesante (ufficialmente da 24 megawatt thermal, potenziabile) e soprattutto per l’impianto sotterraneo di separazione del plutonioerano della francese Saint-Gobain Techniques Nouvelles (SGN).
  • De Gaulle e il cambio di politica – Quando tornò al potere in Francia Charles de Gaulle cercò di bloccare la fornitura dell’impianto di riprocessamento temendo ripercussioni internazionali, ma Peres riuscì a spuntare l’accordo per cui la Francia completò la fornitura delle componenti chiave entro il 1960, mettendo Israele in grado di terminare i lavori in autonomia.

Mordechai Vanunu e le sue rivelazioni (1986)

Nel 1986 Mordechai Vanunu, un ex tecnico nucleare israeliano che aveva lavorato a Dimona per nove anni prima di essere licenziato dall’impianto per le sue posizioni politiche (attivismo filo-palestinese, presa di distanza dal Giudaismo, opposizione al programma nucleare) ruppe il muro di omertà che custodiva il sito nucleare israeliano di Dimona.

  • Le prove fotografiche – Vanunu riuscì a contrabbandare fuori dal sito diverse pellicole fotografiche che ritraevano i laboratori sotterranei, i modelli delle testate e i macchinari per la produzione di plutonio e trizio.
  • L’arrivo a Londra – All’inizio di settembre del 1986 Mordechai arrivò a Londra dall’Australia insieme al giornalista Peter Hounam. Nascosto in diversi hotel della capitale inglese, ebbe colloqui con giornalisti del Sunday Times, ai quali passò i rullini.
  • La cattura di Mordechai Vanunu – Il  30 settembre 1986, Vanunu fu adescato a Londra da un’agente del Mossad (nome in codice “Cindy”), convinto ad andare a Roma e lì narcotizzato e portato in Israele in segreto. Nell’ottobre del 1986, durante uno dei suoi primi trasferimenti in Israele, “Vanunu riuscì a premere il palmo della mano contro il finestrino del cellulare della polizia, mostrando ai fotografi la scritta a penna ‘Vanunu M. – Rapito a Roma, Italia – 30.9.86’; l’immagine divenne pubblica a livello mondiale e il Governo italiano seppe così del sequestro illegale in violazione della sovraanità nazionale ma era troppo tardi e i dinieghi e gli occultamenti delle autorità israeliane resero inutili le azioni della Magistratura italiana (Domenico Sica).
  • Le pubblicazioni del Sunday Times – Il 5 ottobre 1986, il quotidiano britannico The Sunday Times pubblicò un’inchiesta dettagliata basata sulle rivelazioni di Mordechai Vanunu. Gli esperti nucleari britannici che analizzarono il materiale conclusero che Israele non solo possedeva la bomba, ma era diventato la 6° potenza nucleare al mondo, con un arsenale stimato tra le 100 e le 200 testate.

Mordechai Vanunu fu processato per tradimento e spionaggio e condannato a 18 anni di carcere, di cui 11 passati in totale isolamento; vive ancora oggi sotto strettissime restrizioni carcerarie.

L’opacità nucleare israeliana e le tensioni in Medio Oriente

L’ambiguità di Dimona funziona come un forte deterrente psicologico contro attacchi di vasta scala volti alla distruzione di Israele. Tuttavia, l’esistenza stessa de facto di questo arsenale è utilizzata da Teheran e da altre potenze regionali per giustificare lo sviluppo di avanzati programmi missilistici, droni e tecniche di arricchimento dell’uranio, alimentando una perenne e pericolosa instabilità nel quadrante mediorientale.

Molti Paesi della regione accusano la comunità internazionale e gli Stati Uniti di adottare un “doppio standard”, tollerando l’arsenale atomico israeliano non dichiarato mentre sanzionano i programmi di altri Stati. Al contempo, Israele applica la Dottrina Begin, una linea geopolitica secondo cui a nessun potenziale nemico nella regione deve essere permesso di acquisire armi di distruzione di massa (motivo per cui Israele bombardò il reattore iracheno di Osirak nel 1981 e il sito siriano di Al-Kibar nel 2007).

Come si vedrà nel seguito di quest’articolo i tentativi di J. F. Kennedy e Robert Kennedy di moderare i tentativi di imporre un dominio assoluto del Sionismo nel settore mediorientale furono vanificati dal loro assassinio e dalle inazioni dei Presidenti che si succedettero dopo di loro, chi meno, chi più e chi in modo sfacciatamente plateale.

Prima parte: “IL NUCLEARE ISRAELIANO E GLI ASSASSINI DI John F. E Robert F. Kennedy (JFK e RFK) – 1/3: cui prodest?!“

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