IL NUCLEARE ISRAELIANO E GLI ASSASSINI DI John F. E Robert F. Kennedy (JFK e RFK) – 1/3: cui prodest?!
NOTA introduttiva: è storicamente accertato che John F. Kennedy esercitò forti pressioni diplomatiche su Israele per monitorare e fermare lo sviluppo del sito nucleare israeliano di Dimona (sito nel deserto del Negev) negli ultimi mesi della sua vita. L’assenza di questo filone nel film di Oliver Stone del 1991 non è stata causata da una censura politica, ma dalla disponibilità delle fonti storiche dell’epoca e dalle scelte narrative del regista. Segue un riepilogo degli eventi chiave di questa oscura vicenda, corredato dalla documentazione d’Archivio desecretata negli ultimi decenni.
Una menzione e un ringraziamento vanno alla scrittrice, storica e ricercatrice indipendente irlandese, Ailíe Nic an tSaoir (il nome è in gaelico), ascoltando la quale sono stato spinto a sviluppare l’argomento per il lettore italiano (cfr. https://alimcforever.com/), fruendo della preziosa cooperazione dell’IA per la raccolta documentale in questo lavoro di organizzazione tematica.
Special mention and thanks go to the Irish writer, historian, and independent researcher Ailíe Nic an tSaoir (the name is in Gaelic); listening to her prompted me to develop this topic for an Italian readership (see https://alimcforever.com/), while also drawing on the valuable assistance of AI for gathering the documentation required for this thematic organization.
La verità storica in breve: JFK vs il sito nucleare di Dimona
Tra la primavera e l’estate del 1963, il presidente JFK intensificò lo scontro diplomatico con Israele. Tramite una serie di lettere private e perentorie indirizzate prima al Primo Ministro David Ben-Gurion e poi al suo successore Levi Eshkol, Kennedy pose un quasi-ultimatum.
- JFK esigeva ispezioni semestrali statunitensi all’interno del reattore di Dimona per verificare che il programma avesse scopi esclusivamente pacifici (inome ufficiale del sito: Kirya-le-Mehekar Gariny, deserto del Negev, circa 10–13 chilometri a sud-est della città di Dimona, in Israele).
- Egli avvertì esplicitamente che, senza la trasparenza richiesta, l’impegno e il supporto diplomatico/finanziario degli Stati Uniti verso Israele sarebbero stati “seriamente compromessi”.
Questo scontro, guidato dalla forte politica di non-proliferazione di JFK, si interruppe bruscamente con il suo assassinio il 22 novembre 1963. Sotto la successiva amministrazione di Lyndon B. Johnson, la pressione su Israele andò progressivamente scemando.
Perché il film di Oliver Stone non ne fa menzione?
Le ragioni per cui il film JFK – Un caso ancora aperto (1991) si concentra solo sul coinvolgimento di apparati interni statunitensi (CIA, Pentagono, complesso militare-industriale) sono principalmente tre.
1. Mancanza di documenti declassificati nel 1991
Il film di Oliver Stone si basa quasi interamente sulle indagini del procuratore di New Orleans Jim Garrison (raccontate nel libro “On the Trail of the Assassins”) e sulle ricerche del giornalista Jim Marrs (Crossfire: “The Plot That Killed Kennedy”). All’epoca della stesura della sceneggiatura, la stragrande maggioranza dei documenti relativi allo scontro segreto tra JFK e Israele sul nucleare era ancora rigidamente coperta dal segreto di Stato. Il carteggio ufficiale e i dettagli sulle tensioni attorno a Dimona sono stati declassificati e resi noti al grande pubblico solo a partire dalla fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000. Il regista ha dichiarato pubblicamente di aver scoperto la faccenda di Dimona solo molti anni dopo l’uscita del film.
2. La tesi investigativa del regista
Oliver Stone voleva dimostrare la tesi secondo cui Kennedy era caduto vittima di un colpo di stato interno orchestrato per impedirgli di ritirare le truppe dal Vietnam, distendere i rapporti con l’Unione Sovietica dopo la crisi dei missili di Cuba e ridimensionare il potere della CIA. Spostare il focus su dinamiche geopolitiche mediorientali avrebbe frammentato il messaggio politico principale del film, che mirava soprattutto a denunciare il “Deep State” americano.
3. Il caso Arnon Milchan (coincidenza finanziaria?!)
Negli anni successivi all’uscita della pellicola, è emerso un dettaglio controverso che ha dato lo spunto alle teorie del complotto sionista: uno dei produttori esecutivi del film, il miliardario Arnon Milchan, era un ex agente segreto israeliano (legato al LAKAM, l’agenzia scientifica segreta di Israele), coinvolto in passato proprio nel contrabbando di tecnologie destinate al programma nucleare di Dimona.
Interpellato su questa coincidenza e sull’ipotesi che Milchan avesse influenzato il film per omettere la pista del Mossad, Oliver Stone ha smentito categoricamente ogni censura.
- Stone ha chiarito che Milchan entrò nel progetto come partner finanziario secondario della Warner Bros. solo per coprire i rischi di budget; ha dichiarato inoltre che il produttore non ebbe alcun ruolo creativo né interferì mai sulla sceneggiatura.
- Stone ha ritenuto la “pista del Mossad” meno rilevante rispetto alla vastità di nemici interni che il Presidente si era creato a Washington.
Segue una ricostruzione dettagliata e approfondita di tutto ciò che la storiografia, i documenti declassificati e i lavori cinematografici di Oliver Stone mettono a disposizione sul durissimo scontro geopolitico tra John F. Kennedy e Israele sul sito nucleare di Dimona e su come questa vicenda si intrecci così bene con i “misteri” del suo assassinio da spingere a pensare che nella minore delle ipotesi Israele può aver giocato un ruolo di spettatore consapevole ed interessato, ancorché passivo.
La ricostruzione storica: “La Battaglia delle Lettere” (1963)
La declassificazione progressiva dei documenti da parte del National Security Archive e del Dipartimento di Stato americano (raccolti nella collana Foreign Relations of the United States) ha svelato che, più di qualsiasi altro presidente statunitense, JFK considerava il programma nucleare israeliano una grave minaccia esistenziale per la non-proliferazione globale.
I servizi segreti americani stimavano che Dimona fosse in grado di produrre plutonio sufficiente per 1 o 2 armi nucleari all’anno; in effetti ad oggi si stima che Israele possegga almeno 90 testate operative e abbia materiale fissile per fabbricarne molte di più, costituendo pertanto una minaccia per la stabilità del Medio Oriente e del Mondo superiore anche ai timori di JFK [cfr. Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), Federation of American Scientists (FAS) Nuclear Information Project, International Panel on Fissile Materials]. Tra la primavera e l’autunno del 1963, Kennedy avviò una durissima offensiva diplomatica epistolare.
- L’evasività di David Ben-Gurion – Nei primi mesi del 1963, JFK inviò messaggi pressanti a Ben-Gurion esigendo ispezioni regolari a Dimona. Il 26 aprile e il 12 maggio 1963, il Primo Ministro israeliano rispose ignorando le richieste sul nucleare. Spostò invece l’attenzione sull’instabilità del Medio Oriente, paragonando il panarabismo del presidente egiziano Nasser all’ideologia nazista e paventando il rischio di un nuovo sterminio contro gli Ebrei per giustificare implicitamente la necessità di un deterrente supremo.
- L’ultimatum a Levi Eshkol – A giugno del 1963, Ben-Gurion si dimise improvvisamente (molti storici attribuiscono le dimissioni anche al peso di questa crisi diplomatica). Il 5 luglio 1963, meno di dieci giorni dopo l’insediamento del nuovo Primo Ministro Levi Eshkol, l’ambasciatore USA Walworth Barbour gli consegnò una lettera di Kennedy dal tono eccezionalmente duro. Kennedy avvertì Eshkol che l’impegno e il supporto americano a Israele sarebbero stati “seriamente compromessi” se gli Stati Uniti non avessero ottenuto informazioni affidabili tramite “ispezioni semestrali fisse”.
- La trappola diplomatica e l’assassinio – Eshkol, colto di sorpresa, cercò di prendere tempo negoziando le date ma cedette in linea di principio alla fine del 1963. L’ispezione si tenne nel gennaio 1964, ma Kennedy era già stato ucciso a Dallas. Il suo successore, Lyndon B. Johnson, allentò progressivamente la morsa e gli ispettori americani inviati negli anni successivi a Dimona furono sistematicamente ingannati dagli israeliani, che edificarono persino falsi muri per nascondere i corridoi sotterranei e i laboratori di estrazione del plutonio.
Oliver Stone e “JFK Revisited: Through the Looking Glass” (2021)
“La terra, il mare e l’aria sono la preoccupazione di ogni nazione … La realtà suprema del nostro tempo è la nostra indivisibilità come figli di Dio e la nostra comune vulnerabilità su questo pianeta” (JFK 1963)
Considerando cosa è accaduto dopo il film “JFK – Un caso ancora aperto” si può vedere meglio perché il film del 1991 non considerò la pista israeliana. Il film ebbe un impatto politico così massiccio da spingere il Congresso degli Stati Uniti ad approvare il JFK Records Act del 1992, istituendo l’ARRB (Assassination Records Review Board) per declassificare forzatamente milioni di pagine di documenti segreti entro gli anni successivi.
Trent’anni dopo, nel 2021, Oliver Stone ha pubblicato il documentario JFK Revisited: Through the Looking Glass (e la sua versione estesa in miniserie “JFK: Destiny Betrayed”), basandosi proprio sulle scoperte dell’ARRB.
Nel documentario, O. Stone analizza dettagliatamente la politica estera radicale di Kennedy che lo aveva reso un “bersaglio” per molteplici entità geopolitiche.
- Il Multilateralismo di JFK – Il documentario evidenzia come Kennedy stesse cercando di smantellare il colonialismo e di riequilibrare la politica estera in Medio Oriente cercando un dialogo diretto con l’Egitto di Nasser, a scapito della linea tradizionale filo-saudita o esclusivamente filo-israeliana.
- La conclusione di Stone – Nonostante i nuovi documenti confermino le pesantissime tensioni geopolitiche con Israele, sia Stone sia lo sceneggiatore del documentario James Di Eugenio continuano a ritenere che la cabina di regia dell’assassinio risiedesse a Washington (in particolare nelle alte sfere della CIA, dei comandi militari del Pentagono e degli oppositori del disarmo nucleare). La tesi di Stone è che attori stranieri (come i servizi segreti israeliani, francesi o gli esuli cubani anticastristi) potessero al massimo avere un interesse convergente, ma che “l’esecuzione materiale, la logistica a Dealey Plaza e il successivo insabbiamento medico e balistico richiedessero il controllo totale degli apparati statali americani”.
Le ricerche storiche recenti e la convergenza del 1963
Nel panorama della ricerca indipendente sulle origini dell’assassinio, la pista di Dimona ha assunto una centralità cronologica clamorosa negli ultimi anni.
Nel maggio 2026, il ricercatore Wally Rashid e la storica Monika Wiesak hanno pubblicato nuove analisi archivistiche (tra cui la corrispondenza segreta risalente agli anni ’50 inviata da Teddy Kollek, braccio destro di Ben-Gurion, direttamente all’indirizzo privato del capo del controspionaggio della CIA, James Jesus Angleton).
La Wiesak sostiene che lo scontro su Dimona offra la linea cronologica più coerente e stringente per spiegare il timing dell’assassinio: la crisi tra JFK e i leader israeliani raggiunse il punto di non ritorno proprio nei mesi immediatamente precedenti al novembre 1963. Inoltre, Angleton era notoriamente il massimo referente e protettore degli interessi del Mossad all’interno dell’intelligence statunitense; gli stessi uffici di Angleton alla CIA curarono gran parte dei dossier interni su Lee Harvey Oswald prima e dopo l’attentato di Dallas.
Il retroscena su Arnon Milchan
Come emerso in diverse interviste e inchieste (anche rilanciate da testate come The Guardian), il miliardario e produttore del film “JFK” Arnon Milchan ha effettivamente ammesso in tarda età di aver operato per anni come agente del LAKAM, contrabbandando componenti nucleari e inneschi clandestini dagli Stati Uniti verso Israele proprio per il sito di Dimona.
Quando a Oliver Stone è stato fatto notare il paradosso di aver finanziato un film sulla cospirazione contro JFK con i soldi di un uomo chiave di Dimona, il regista ha sempre chiarito che si trattò di una dinamica puramente industriale: Milchan era il partner economico della Regency Enterprises associata alla Warner Bros. per finanziare pellicole ad alto budget. Non leggendo i testi, non partecipando alla sceneggiatura e non avendo accesso ai documenti (all’epoca segreti) che legavano JFK a Dimona, Milchan non ebbe alcun bisogno di censurare o manipolare nulla: il film si focalizzò autonomamente sulla pista di New Orleans tracciata da Jim Garrison.
Fine della prima parte
Nella seconda: “Un assassinio bene orchestrato e il contrabbando del Krytron”



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