AMOC – Monitoraggio scientifico
Aggiornamento n. 1 – 2026, 6 agosto
Come riferimento della serie di articoli dedicata all’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), pubblicata su questo blog tra il 13 e il 22 luglio 2026, segue un sommario dei risultati più recenti pubblicati nella letteratura scientifica.
Fermo restando il quadro generale delineato negli articoli già usciti, è opportuno segnalare alcune ricerche che rafforzano le evidenze osservative e contribuiscono ad affinare le proiezioni sull’evoluzione della circolazione termoalina atlantica.
Ecco le principali:
- Science Advances (aprile 2026) ha pubblicato uno studio che integra nuovi vincoli osservativi nelle proiezioni climatiche. I risultati suggeriscono che alcuni modelli CMIP6 potrebbero aver sottostimato l’entità del futuro rallentamento dell’AMOC. Nello scenario analizzato, l’indebolimento medio stimato raggiunge il 51 ± 8% entro la fine del secolo, rispetto a circa il 32% indicato mediamente dai modelli climatici finora utilizzati.
- Un secondo studio pubblicato sempre su Science Advances (aprile 2026) utilizza misure dirette provenienti da quattro reti osservative distribuite tra 16,5°N e 42,5°N, evidenziando un declino coerente del trasporto profondo nell’arco degli ultimi due decenni. Pur non rappresentando una misura diretta dell’intera AMOC, costituisce una nuova e importante conferma indipendente del rallentamento già indicato da altre osservazioni.
- Uno studio pubblicato su Nature Communications (maggio 2026) mostra che il rallentamento dell’AMOC non determina soltanto una diminuzione della circolazione media, ma anche un marcato aumento della variabilità della salinità superficiale nell’Atlantico settentrionale. Secondo gli autori, tale variabilità potrebbe persistere anche qualora il riscaldamento globale fosse successivamente mitigato, perché la circolazione oceanica recupera i propri equilibri in tempi molto lunghi.
- Esistono inoltre evidenze scientifiche che collegano l’indebolimento dell’AMOC a modificazioni della circolazione atmosferica in grado di influenzare il clima europeo e mediterraneo.
- Uno studio dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, pubblicato su Environmental Research Letters nel gennaio 2025, mostra che la riduzione dell’AMOC diminuisce il gradiente meridionale della temperatura alle alte latitudini dell’emisfero settentrionale, rallentando il jet stream estivo e favorendo un aumento dei blocchi atmosferici sugli Urali. Questi ultimi sono associati a condizioni persistenti di riscaldamento e contribuiscono all’aumento della frequenza delle ondate di calore nell’Europa orientale.
- Un secondo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) nel 2022, mostrava inoltre che una persistente riduzione dell’AMOC può ostacolare il recupero del clima mediterraneo anche in presenza di una significativa e rapida mitigazione dei gas serra. Il meccanismo individuato comprende una teleconnessione atmosferica associata a un’anomalia anticiclonica sul Mediterraneo occidentale, con conseguente subsidenza e riduzione delle precipitazioni invernali.
- I due studi, pur analizzando fenomeni differenti, evidenziano quindi un medesimo principio: una modificazione della circolazione oceanica atlantica può propagarsi attraverso l’atmosfera e produrre effetti climatici a grande distanza dalla regione nella quale ha origine la perturbazione.
Parallelamente, proseguono senza interruzione i programmi internazionali di vigilanza dell’Atlantico settentrionale, in particolare le reti RAPID e OSNAP, oggi considerate strumenti fondamentali per distinguere il trend climatico dalla normale variabilità naturale.
Sintesi sullo stato della ricerca scientifica alla data
✔ Rallentamento dell’AMOC: confermato da evidenze osservative.
✔ Intensità del rallentamento: probabilmente sottostimata da parte dei modelli climatici CMIP6.
✔ Collasso dell’AMOC: non osservato.
✔ Tipping point (punto di non ritorno, o soglia critica oltre la quale il sistema climatico subisce cambiamenti rapidi, profondi e irreversibili): possibile, ma in tempi ancora molto incerti.
Nel complesso, il quadro scientifico risulta ulteriormente consolidato.
Riferimenti
- “A weakened AMOC may prolong greenhouse gas–induced Mediterranean drying even with significant and rapid climate change mitigation”; Delworth, T. L., Cooke, W. F., Naik, V., Paynter, D., Zhang, L.; Proceedings of the National Academy of Sciences, 119(35), e2116655119, august, 22nd 2022. DOI: 10.1073/pnas.2116655119
- CMIP6 (Coupled Model Intercomparison Project – Phase 6): sesta fase del progetto internazionale coordinato dal World Climate Research Programme (WCRP), finalizzato al confronto e alla validazione dei modelli climatici utilizzati per lo studio dell’evoluzione del sistema climatico terrestre e per le valutazioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)
- “Enhanced sea-surface salinity variability associated with AMOC weakening”; Nature Communications, maggio 2026
- “Observation-constrained projections indicate a stronger AMOC weakening than projected by CMIP6 models”; Science Advances, aprile 2026.
- “Observed coherent decline of deep western boundary transport in the Atlantic (16,5°N–42,5°N)”;Science Advances, aprile 2026
- OSNAP (Overturning in the Subpolar North Atlantic Program) – Programma internazionale di osservazione della circolazione termoalina nell’Atlantico subpolare.
- RAPID-MOCHA – Programma internazionale di monitoraggio continuo dell’AMOC a 26,5°N.
- “The impact of a weakened AMOC on European heatwaves”; Meccia, V. L., Simolo, C., Bellomo, K., Corti, S.; Environmental Research Letter 20 (jan 10th, 2025) 024005


